Parte 2: Fuoco a oriente (The North Star, 1943) di Lewis Milestone e Eravamo tanto felici (Tender Comrade, 1943) di Edward Dmytryk
In questa seconda parte di analisi di film che sostenevano le alleanze internazionali e le politiche economiche e sociali portate avanti dal New Deal rooseveltiano ma che diventeranno problematici sotto la lente inquisitoria della Commissione per le Attività Anti-Americane con l’inizio della Guerra Fredda, prendiamo in esame Fuoco a oriente e Eravamo tanto felici.
Estremamente diversi per ambientazione e genere, entrambi i film esprimono fiducia in un modello sociale di tipo collettivista, in cui, soprattutto nel film di Dmytryk, anche i ruoli domestici sono equamente distribuiti tra uomo e donna. Una maggiore parità di genere è un argomento fondamentale nei film prodotti dalla sinistra hollywoodiana.
Girato nello stesso anno di Mission to Moscow, The North Star condivideva gli stessi obiettivi di propaganda in favore del nuovo alleato sovietico nella guerra al nazifascismo. Sceneggiato da Lillian Hellman, anche lei convocata nel dopoguerra davanti alla HUAC e inserita nella lista nera, il film venne prodotto da Samuel Goldwyn, utilizzando un cast di star affermate come Walter Huston e Ann Harding, già protagonisti di Mission to Moscow, celebri émigré come von Stroheim e giovani promesse come Dana Andrews, Anne Baxter e Farley Granger.
Pur se sempre di propaganda si tratta, il film di Milestone sembra invecchiato meglio rispetto a Mission to Moscow. Anche nella prima parte introduttiva, in cui vengono descritte le gioie del collettivismo sovietico in un villaggio ucraino di confine con la stessa edulcorazione della realtà tipica del film di Curtiz, The North Star risulta meno sgradevole perché si focalizza sulle persone comune piuttosto che sui grandi leader, come succedeva invece in Mission to Moscow. La vita del villaggio è, inoltre, narrata come fosse un musical, con le musiche di Aaron Copland e le parole di Ira Gershwin. Questa prima parte venne comunque tagliata completamente quando il film venne ridistribuito nel 1957.
Dei tre movimenti pensati da Milestone, la versione del 1957 manteneva solo i due finali: quello dell’invasione delle truppe naziste del territorio sovietico e la conseguente organizzazione della Resistenza da parte degli abitanti del villaggio. Tuttavia, nel 1943, si riteneva importante evidenziare, con l’approvazione del governo, che il collettivismo sovietico poteva, in qualche modo, ricordare la vita dei pionieri americani, anche se con l’inserimento della modernità rappresentata dai trattori: la virtù contadina era perfettamente compatibile con lo sviluppo tecnologico.
Contrariamente a Mission to Moscow, che si proponeva di illustrare anche la vita urbana della società moscovita, tutto Fuoco a oriente si svolge nel microcosmo del villaggio che rappresenta, nei tre diversi movimenti, le virtù economiche ed educative ma anche la capacità di sacrificio e resistenza di tutto il popolo sovietico. Come Mission to Moscow, il film di Milestone si concludeva con un messaggio di pace universale, che, risentito oggi, suona tristemente utopico.
Sempre nel 1943, RKO produsse Eravamo tanto felici, il cui titolo originale contiene la famigerata parola “comrade” che l’avrebbe reso sospetto alla HUAC, anche se, come viene chiarito fin dai titoli di testa, la fonte non è un manifesto marxista ma una poesia di Robert Louis Stevenson dedicata alla moglie. Sceneggiato da Dalton Trumbo, Tender Comrade venne utilizzato dalla HUAC per accusare nelle audizioni del 1947 lo sceneggiatore di propaganda comunista. Eravamo tanto felici mostra un gruppo di donne operaie americane che, mentre i mariti sono al fronte, decidono di vivere nella stessa casa in modo comunitario.
Certo la loro decisione è ufficialmente motivata dal voler risparmiare soldi, ma l’organizzazione domestica è chiaramente una metafora per una società più giusta, in cui le decisioni sono prese in modo collettivo e le responsabilità sono condivise. Ad un certo punto, si afferma che proprio questo collettivismo è alla base della democrazia (“Share and share alike, that’s democracy"). Una ridefinizione del concetto che Lela Rogers, madre della protagonista, dichiarò davanti alla HUAC essere un modo per inserire propaganda comunista nel film.
I dialoghi tra Ginger Rogers e il marito Robert Ryan, prima della partenza per il fronte, presuppongono anche una maggiore parità di genere e di responsabilità domestiche tra uomini e donne. La frase sulla democrazia citata nel paragrafo precedente può, infatti, riferirsi anche alla condivisione dei compiti tra uomini e donne. In questo, dieci anni dopo e in pieno periodo maccartista, un altro film della rassegna, la produzione indipendente Salt of the Earth (1954), diretta da uno degli originari Hollywood Ten, Herbert J.Biberman, e prodotta da Paul Jarrico, altro intellettuale finito nella lista nera, va ancora oltre.
Nel narrare un lungo e complesso sciopero in una miniera del New Mexico, il film mostra uomini e donne ugualmente impegnati nella lotta: non sono solo i compiti domestici che vanno divisi equamente ma anche quelli politici.