“L’homme traqué est la figure par excellence du cinéma de Joseph Losey”, scrive Jeanne Dressen su Cahiers du cinéma numero 519 del dicembre 1997 in un articolo sulla scoperta all’interno della Cinematéque Française di una copia di Imbarco a mezzanotte (Stranger on the Prowl, 1952), opera che ad un certo punto si riteneva addirittura perduta.

Girato da Losey in Italia su sceneggiatura di Ben Barzman da un soggetto di Nissim Calef, il film è stato presentato nella retrospettiva di Locarno sulla sinistra hollywoodiana e la lista nera insieme a L’amante misteriosa (The Intimate Stranger aka Finger of Guilt, 1956), girato in Inghilterra. Losey non amava particolarmente questi due film, che dovette firmare con pseudonimi o nomi di persone già presenti nel cast tecnico. Con gli anni, tuttavia, entrambi hanno assunto una rilevanza allegorica come narrazioni sulla fuga dal maccartismo e sul destino segnato di uomini macchiati nella reputazione che non possono redimersi.

Come i protagonisti dei due film, il vagabondo senza nome di Imbarco che compie involontariamente un omicidio (Paul Muni) e il regista americano in esilio in Inghilterra per uno scandalo sessuale di L’amante misteriosa, Reggie Wilson (Richard Basehart), Joseph Losey era al tempo un homme traqué, un “uomo braccato”, inseguito dalle domande della Commissione per le Attività Anti-Americane da cui aveva deciso di sottrarsi rifugiandosi in Europa.

Anche il destino dei due film era segnato dalla macchia della lista nera di regista e sceneggiatori. Particolarmente bizzarro quello di Imbarco a mezzanotte, annunciato come una grande produzione internazionale italo-americana per rilanciare gli stabilimenti Tirrenia-Pisorno dopo la distruzione della guerra e di proprietà dell’amico personale di Mussolini, Giovacchino Forzano. Un produttore ex-fascista, il cui figlio, Andrea, prestava il nome ad un regista comunista in fuga. I capitali americani provenivano dalla Riviera di Bernard Vorhaus e John Weber, parimenti indiziati di anti-americanismo, e la distribuzione sarebbe stata assicurata dalla United Artists.

Il distributore americano decise, in seguito, di boicottare il suo stesso film per la presenza di Losey e Barzman sulla lista nera. Eco dell’atmosfera da cui Losey era in fuga si ebbe anche sulle anticipazioni della stampa italiana sul film che veniva citato come esempio dell’“efficienza industriale e organizzativa” degli stabilimenti Tirrenia. Nello stesso articolo del 12 gennaio 1951, Epoca descriveva Losey come un regista che andava “incontro a correnti politiche troppo forti” e l’attore Paul Muni come “quasi pauroso di affrontare un discorso e di esporre un’opinione” per “il timore di essere coinvolto in dichiarazioni compromettenti”.

Ancora più esplicito, L’Europeo, che nel primo numero del 1952, riportava in copertina il volto di Vittorio Manunta, l’attore che nel film incarna il bambino in fuga con Muni e che si crede ricercato dalla polizia per aver rubato una bottiglia di latte, con la dicitura “le speranze del 1952”. Losey è definito “un liberale di sinistra” per cui “l’Italia è il paese dove è possibile a un artista esprimersi liberamente anche al cinema”. Anche Cinema dedicò la copertina del 15 gennaio 1952 al film.

I documenti relativi alla revisione amministrativa del film conservati all’Archivio Centrale dello Stato non mostrano preoccupazione da parte della Direzione Generale dello Spettacolo rispetto all’orientamento ideologico di Losey, ma solo alla rappresentazione della polizia italiana, caratterizzata troppo all’americana nella sua determinazione di catturare il fuggitivo: “c’è ben poco di un autentico clima umano italiano, soprattutto per quanto riguarda la spietata caccia all’omicida” (CF 1260).

Dallo stesso fascicolo emerge, comunque, che, ancora nel 1956, la produzione italiana, rappresentata dall’ex-parlamentare fascista Adolfo Baiocchi, cercava una mediazione con la United Artists di Arthur B. Krim attraverso il Direttore Generale della Direzione dello Spettacolo, Nicola De Pirro, che auspicava un accordo per cercare di salvare dalla catastrofe economica il Consorzio Tirrenia, “che aveva puntato tutte le sue risorse sul contratto di distribuzione United Artists”. Come il suo protagonista e il suo regista, anche Imbarco a mezzanotte è rimasto in esilio a lungo.