Parte seconda: Native Son (Sangre Negra, 1951) di Pierre Chenal
Anche il cinema si mosse immediatamente per assicurarsi i diritti del romanzo di Richard Wright, con proposte al limite dell’insulto ricevute dalla Metro-Goldwyn-Mayer che prevedeva un cast di tutti bianchi e un interesse più rispettabile, ma che non portò comunque a nulla, di Roberto Rossellini. Nell’autunno del 1948, Wright ricevette l’offerta decisiva, quella del regista belga Pierre Chenal, autore di Le dernier tournant (1939), primo adattamento di Il postino suona sempre due volte, e del produttore uruguaiano Jaime Prades.
Per i contatti dei due in Argentina e per le paure europee rispetto ad un’opera che avrebbe potuto risultare sgradita alle autorità americane proprio nel pieno dell’attuazione del Piano Marshall, Native Son fu infine prodotto e girato nel paese sudamericano. Le riprese furono da subito difficoltose e segnate dalla forzata rinuncia di Canada Lee a riprendere il ruolo con cui aveva trionfato a teatro. Wright decise, a questo punto, di interpretare lui stesso il ruolo di Bigger sottoponendosi ad una dieta e ad un regime di esercizio fisico ferrei: rimanevano comunque circa 20 anni di differenza tra lo scrittore e il suo personaggio, fatto che venne messo in evidenza con particolare enfasi nelle recensioni americane.
Quando il film uscì in prima mondiale in Argentina nel 1951, le critiche furono, invece, decisamente favorevoli e anche il pubblico rispose positivamente. Tuttavia, la rivista satirica francese Canard Enchaîné nel maggio del 1951 mise in evidenza il triste paradosso che mentre in Argentina il film aveva un insperato successo commerciale, gli Stati Uniti riservavano la stessa sorte di Bigger Thomas all’attivista per i diritti civili Willie McGee.
L’articolo risultò profetico della sorte del film negli Stati Uniti, con il New York State Board of Censors che pretese mezz’ora di tagli, anche di scene estremamente significative, come l’iniziale simbolica uccisione del ratto e l’arringa difensiva finale dell’avvocato di Bigger, mentre diversi Stati rifiutarono del tutto il visto per la proiezione in pubblico. A dire il vero, Wright e Chenal avevano già revisionato alcune scene del romanzo, rendendo meno cruda l’esplorazione del razzismo americano e cercando di aggiungere elementi noir per poter arrivare ad un pubblico più largo.
La paura della sessualità e dell’attrazione interrazziale che percorre profondamente il romanzo e che ne costituisce uno degli aspetti più dirompenti è quasi totalmente assente nel film, anche perchè mostrarla in alcuni Stati sarebbe stato considerato un crimine. Inoltre, Bessie viene in qualche modo “ingentilita” nella versione cinematografica, resa più attraente e desiderabile come cantante di night, una caratterizzazione, completamente assente nel romanzo, che fa parte di quel processo di avvicinamento al noir di cui abbiamo detto.
Anche la stessa visione pessimista della cultura popolare presente nel libro, in cui il cinema rafforza il senso di inferiorità degli afro-americani e il tempo libero è caratterizzato da un malessere esistenziale difficilmente rimediabile, viene sfumata nel film con le scene più leggere di Bigger al cinema con un amico e in spiaggia e al Luna Park con Bessie.
Infine, anche per il contesto della retrospettiva in cui il film di Chenal viene proiettato a Locarno, si deve notare l’inserimento di un personaggio di informatore afro-americano, Snippy, assente nel romanzo, che contribuisce a creare un clima di paranoia e sospetto all’interno della stessa comunità nera. Certo il personaggio può essere letto come un elemento necessario per far virare più decisamente la narrazione verso il noir e il poliziesco, ma anche come una risposta cifrata ai sospetti e paure di essere costantemente controllati e di non potersi realmente fidare di nessuno, ingenerati dalle audizioni della HUAC.