Fin dal titolo e dai versi dell’Agamennone di Eschilo che aprono il film (“Che ci sia una ricchezza senza lacrime; che ce ne sia abbastanza affinché l’uomo saggio non ne desideri più”), Paper Tiger, ultimo film di James Gray, si annuncia come una tragedia contemporanea, in cui le vite dei personaggi, come spesso capita nel cinema del regista, sono travolte da coincidenze, da fortuiti incontri sbagliati, da rapporti personali che si mischiano con il denaro nel tentativo di migliorare la propria posizione economica e sociale, anche per non deludere le aspettative del circolo degli affetti famigliari.
Il fato e la hybris della tragedia greca, che Gray cita in conferenza stampa, incontrano il pragmatismo americano dell’individuo che vuole farsi da sé, from rags to riches. Come ci insegna il noir, genere a cui possiamo ascrivere Paper Tiger, il capitalismo americano è sempre in qualche modo legato alla criminalità, andando a costruire due fenomeni che si nutrono vicendevolmente.
Quella dei due fratelli Pearl, che portano una promessa di ricchezza nel loro stesso cognome, è una storia, sempre per citare le parole del regista, “sul prezzo dell’ambizione e sulle conseguenze che può avere sui legami familiari a cui teniamo di più”. Siamo nel quartiere di Queens a New York, nel 1986, un luogo e un tempo che spesso ritornano della filmografia del regista. Irwin (Miles Teller) è un onesto ingegnere che, tuttavia, non ha frequentato un’università prestigiosa come avrebbe voluto e adesso vive onestamente ma fatica a soddisfare le aspettative dei due figli e della moglie (Scarlett Johansson) per una vita più agiata. Gary (Adam Driver), invece, dopo un periodo in polizia, si è messo in proprio, seguendo il modello del self-made man.
Ma il divorzio rischia di vanificare tutti i suoi sforzi. Per questo, quando vede che una società russa si sta interessando alla bonifica del Gowanus Canal, un’area industriale compromessa del quartiere dove il loro stesso padre lavorava, Gary propone al fratello di creare un'agenzia di consulenze sfruttando le competenze tecniche di Irwin e le sue conoscenze dei sistemi di sorveglianza. Molto diversi tra loro, caratterizzazione resa anche attraverso le due diverse case in cui i due uomini si muovono, Irwin e Gary sono però entrambi alla ricerca di guadagno facile e importante ed è questo che sembra legarli più che il loro stesso rapporto come fratelli. Presto, tuttavia, la promessa dei soldi facili grazie all’apertura a Est e alla Reaganomics lascerà il posto a qualcosa di più inquietante, che vede il diretto coinvolgimento della mafia russa.
Prodotto da Rodrigo Teixeira, come Ad Astra (2019) e Armageddon Time (2022), e da Raffaella Leone, Paper Tiger è realizzato con eleganza autoriale e il mordente del cinema di genere, sostenuti da un’attenzione per i dettagli degli ambienti, funzionale alla caratterizzazione dei personaggi, e dalla recitazione efficace, nel suo essere sottotono, di tutti gli attori. Un’inquietudine percorre tutto il film, declinata ora in modo più esistenziale, riprendendo i temi cari alla cifra autoriale del regista, come il rapporto tra fratelli, la centralità della famiglia, la malattia e il carattere quasi fantasmatico della figura materna, ora sfruttando i meccanismi della suspense cari al genere, come nell’incontro di Irwin e dei figli con la brutalità della mafia russa, la successiva irruzione nella casa di Irwin e la scena finale del confronto nel campo di grano.
Forse il rapporto tra genitori e figli nella famiglia di Irwin ha qualche lunghezza retorica di troppo, che, tuttavia, contribuisce a fissare il carattere ordinario e borghese di un’esistenza destinata alla tragedia quando tenta di uscire da questa dimensione.