Un piccolo film sulla menopausa e del perché è così importante che sia stato fatto.

Che cosa succede in un mondo sessista, ipersalutista e giovanilista alle donne che invecchiano e cominciano ad accusare i sintomi di una misteriosa condizione chiamata menopausa? Come viene percepita dalla nostra società una donna che non è più in età fertile, dunque non più utile al mondo in termini riproduttivi, non più considerata attraente dal punto di vista sessuale e per di più a causa di vampate di calore, insonnia, perdita di memoria a breve termine, nemmeno così efficiente come una volta sul luogo di lavoro? Vecchie, imperfette e per di più improduttive, le donne dopo i 50, nella cultura occidentale, si vedono catapultate dal sentire comune in una categoria sociale ingiusta e reietta, incapace di restituire loro il giusto valore di esseri umani con un bagaglio di esperienza e saggezza.

Il documentario di Louise Unmack Kjeldsen, co-prodotto da tre Paesi Europei (Norvegia, Danimarca, Germania), accomunati da una cultura nordica alimentata dai valori di pragmatismo, fiducia e giustizia sociale, segna una importante linea di confine tra il detto e il non detto, evidenziando, tramite le testimonianze di alcune donne prese a campione nel mondo, quante lacune siano presenti nel racconto sociale del periodo della menopausa, quanti stigmi siano stati appiccicati dal dire comune in merito all’invecchiamento femminile e quanta strada ancora ci sia da fare per liberare le donne da una condizione di sudditanza soprattutto comunicativa.

Louise, la regista e protagonista del film, è sulla cinquantina ed è una regista in carriera con una bella vita. I figli sono grandi e ormai indipendenti, lei e suo marito potrebbero godersi una seconda fase della vita insieme. Ma ecco comparire i sintomi inaspettati di qualcosa a cui nessuno ti prepara: insonnia, piccole amnesie, umore mutevole ed altalenante. Un continuo su e giù tra stati ansiosi e depressivi inspiegabili e apparentemente senza motivo. Poi, la rivelazione. Dopo la visita dal ginecologo apprende di essere entrata in menopausa. E da lì la domanda che ha fatto scaturire l’esigenza del film: cosa succede ad una donna il momento dopo che l’ultimo ovulo “è rotolato giù” per le ovaie?

Con una semplice ricerca su Google si accorge di non essere la sola nel mondo a porsi tante domande, ma anche che non sono troppe ancora le risposte che le donne sono riuscite a trovare. Attraverso la peregrinazione tra convegni e interviste intimamente emotive a sue coetanee nella stessa condizione, Louise Unmack Kjeldsen cerca di ricostruire la storia di uno dei più grandi misteri femminili e al contempo di lanciare una accusa velata contro una società che per troppi secoli ha perpetrato una serie di ingiustizie sulle donne: per esempio accusandole di isteria e rinchiudendole in istituti e manicomi pur di non occuparsi dei loro problemi fisici.

L’isteria fu uno strumento di potere per sancire ancora una volta l’inferiorità intellettuale, fisica e morale delle donne. Fu una scusa per rinchiuderle, controllarle e patologizzarle. Così come oggi è più comodo usare il termine menopausa per denigrare, declassare e svalutare una donna anziana, anziché riconoscerne in primis i disagi fisici derivanti da un invecchiamento naturale. La cosa più grave è che, parlando di femminile, ancora una volta si cerca di trasformare una cosa fisica in una cosa psicologica che sta dentro l’anima di una donna.

Con questo film non si intraprende solo un viaggio emotivo nel mistero della menopausa, ma si autorizzano le donne a rompere un altro tabù, e si invitano le “streghe, isteriche, incomprese”, altre metà del cielo, a prendere consapevolezza e informazioni e a usare la femminile fisiologica abilità di sharing per condividere con le loro simili tutte le informazioni “occultate dalla società” - informazioni che possano farci smettere di vivere come bruti, ma ci portino ad accrescere virtute e canoscenza, in primis per ciò che riguarda i mutamenti del nostro corpo nel tempo della vita.