A distanza di quasi trent’anni dalla sua uscita e dalla morte del suo autore torniamo ancora su Eyes Wide Shut. Quando si parla di questo film ci si concentra tanto sul sesso o sugli intrighi di potere, soffermandosi sempre sul suo lato più cupo e inquietante. Raramente però si prova a sfiorare le sue sfumature comiche, delle scelte goffe e infantili del suo protagonista. Non si tratta di errori, ovviamente, ma di un tentativo sistematico da parte di Kubrick di demolire un certo tipo di mascolinità che si è imposto nella società patriarcale ed è legato a doppio filo alla sua struttura sia dal punto di vista politico che economico.
Quando Alice (Nicole Kidman) rivela al marito William Hartford o Bill (Tom Cruise) che un anno prima si è invaghita di un generale della marina ed era pronta a scappare con lui se solo la avesse desiderata, mollando tutto, compresa la figlia, Bill ha un tracollo. Non è pronto per un’informazione del genere, non riesce ad accettare che anche nelle donne arde il desiderio e quindi anche la moglie potrebbe avere la tentazione di andare via con un altro, come lui durante la sontuosa festa alla quale partecipano all’inizio del film. “Io di te sono sicuro” le dice, dando per scontato che una donna pensi solo alla casa e alla famiglia. Un preconcetto crolla e Bill si ritrova a vagare nella notte newyorkese, posseduto dal desiderio di vendicarsi di Alice e di riscattare, infantilmente, la sua virilità ferita.
Dunque Eyes Wide Shut parla del maschile, del desiderio e della commistione perversa di questi col potere, di come le donne siano, nella visione maschile, niente più che un oggetto sul quale sfoggiare un controllo. In tal senso il desiderio maschile smette di essere desiderio per essere rimpiazzato da una pura e spudorata ostentazione del proprio potere sui corpi. Così la scoperta del desiderio femminile e quindi della perdita di quel controllo è come una castrazione dell’uomo all’interno di una società patriarcale. In questo modo un uomo borghese prende progressivamente atto della sua piccolezza anche rispetto alla depravazione che lo circonda e, nel farlo, diventa inevitabilmente comico.
Mascherandolo, letteralmente, Kubrick smaschera e ridicolizza il potere maschile e lo rappresenta in tutta la sua codardia, tanto, appunto, che nell’iconica orgia in costume a cui Bill cerca di accedere, sono tutti mascherati e la maggior parte dei partecipanti guarda, non possiede realmente i corpi delle donne presenti alla festa. Lì, come nei peggiori incubi, Bill si trova ad essere l’unico senza maschera, nudo, di fronte ad una platea di uomini impassibili di cui non conoscerà mai l’identità e forti di una mascolinità resa autorevole e inflessibile dalla loro posizione in società più alta della sua.
Spingendo oltre questa riflessione si può dire che Eyes Wide Shut, pur nella sua cupezza generale, raggiunga spesso un tono comico. Bill è un personaggio comico e non può essere altrimenti. È comico quando per darsi forza in situazioni di difficoltà estrae il suo tesserino da medico per dimostrare di essere una persona rispettabile, sono comici i suoi tentativi vani di vendicarsi sulla moglie frenati dal senso di colpa, così come è comica la sua convinzione di riuscire ad accedere ad una festa, che probabilmente ospita gli uomini più potenti del paese, senza farsi scoprire e, per di più, raggiungendola in taxi.
E probabilmente è per questo, più che per la sua natura esplicita, che il film ha prodotto tanto fastidio su pubblico e critica, proprio perché oggi, così come trent’anni fa, si fatica a mettere da parte questo tipo di mascolinità. Non è un caso infatti che sia incarnata dal macho per eccellenza, ovvero il Tom Cruise di Top Gun e Mission Impossible: l’uomo che fa a meno degli stunt perché lui è un duro.
Dall’altro lato Nicole Kidman, per contrapposizione, senza togliere le sfumature del personaggio, raggiunge una grandezza statuaria, resa ancora più evidente dall’esposizione del suo corpo scultoreo, mai davvero sessualizzato. I corpi femminili infatti in Eyes Wide Shut, pur essendo spessissimo svestiti, non hanno mai una carica erotica sia per come sono inquadrati, ovvero a figura intera, con distacco, e anche per come sono, cioè perfetti, quasi plastici. L’immagine della donna nel film di Kubrick viene filtrata dallo sguardo maschile e descrive la dimensione della bambola di ceramica, dell’oggetto da possedere. Oggetto che, alla fine, una volta caduto il velo della menzogna, si tramuta in un grembo materno su cui piangere.
Il modo in cui Eyes Wide Shut torna alla memoria è un po’ come il sopraggiungere di una visione, di una serie di immagini apparentemente sconnesse tra loro, a volte calde, a volte glaciali. Si stampa sull’inconscio come una macchia di Rorschach, producendo curiose forme da decifrare. È un film centrifugo, che inizia offrendo una pista e invece ne percorre un’altra e poi un’altra ancora, trovando, nonostante tutto, un’invidiabile solidità strutturale. Kubrick piega i conflitti epistemici e una narrazione che sembra sfuggire in ogni direzione ad un’unica dicotomia tra menzogna e verità racchiudendola nella semplicissima dinamica di un rapporto di coppia borghese.