“From the Secret Archives of Vatican”

(tagline estera)

Un titolo accattivante, una locandina visualmente seducente e un cast di stelle – ormai cadenti – erano, di frequente, le peculiarità identificative di molti prodotti sfornati dal cinema bis italiano per allettare la curiosità dello spettatore. Suor omicidi (1979) di Giulio Berruti rientra pienamente in queste scelte di furbesco marketing cinematografaro nostrano: un titolo che abbina eros e thriller; un eterogeneo cast che accorpa attori famosi – in disuso – e un paio di giovani nomi apparsi recentemente in pellicole di successo; diverse versioni, italiane ed estere, di locandine o lobby cards che sublimano con foto di scena o immagini iperboliche i momenti clou del film.

Oltre a questi esaltanti elementi, c’è la didascalia iniziale che informa che l’assunto del film si basa su fatti realmente accaduti qualche anno prima, in uno stato del centro Europa. Difatti il personaggio di Suor Gertrud (Anita Ekberg) s’ispira a Cecile Bombeek (1933-2019), una suora belga – morfinomane – che uccise tre degenti tra il 1976 e il 1977.

Il film di Berruti va saggiato non per delle potenziali qualità, che diffusamente scarseggiano, ma proprio per i singoli elementi che lo plasmano, tramutandolo in opera (semi-)folle di un cinema di genere che dalla decade successiva sarebbe radicalmente mutato. Sceneggiato assieme ad Alberto Tarallo, attore di seconda fascia in una manciata di film e successivamente fortunato produttore televisivo (Ares Film) fino alla bancarotta e finanche con sospetti legati alla morte del compagno Teodosio Losito (1965-2019), Suor omicidi è la seconda regia di Berruti dopo Noi siam come le lucciole (1976), scarsa commedia pruriginosa e regionalistica.

L’accattivante script del duo cerca di fondere due filoni lucrosi: quello di suore viziose e il thrilling di matrice argentiana. Il primo genere, battezzato “Nunsploitation”, ha un congruo listino di pellicole il cui apice espressivo si compie con Interno di un convento (1978) di Walerian Borowczyk, basato sul romanzo diaristico Passeggiate romane di Stendhal. Il Maestro dell’erotismo, in trasferta – produttiva – italiana, con il suo stile patinato e barocco esplora il sesso che smania sotto le tonache delle monache, tanto che Joe D’Amato ricalcò l’imbastitura – aggiungendovi rafforzativi hard-core per il mercato estero – con Immagini di un convento (1979), che è un’autarchica trasposizione de La monaca di Denis Diderot.

Sebbene in Suor omicidi non ci sia quell’erotismo audace, il trait d’union sessuale con le summenzionate pellicole è Paola Morra (Suor Mathieu), che apparve in un piccolo ruolo nel film di Borowczyk. In quello di Berruti è l’unica che concede abbondantemente le sue pudenda discinte, ad esempio dormendo inopinatamente nuda. Sul versante del thrilling, che si poggia sull’efferatezza dei delitti suggerendo che l’assassina sia Suor Gertrud, le scene degli omicidi scopiazzano l’inventiva granguignolesca di Dario Argento, nella fattispecie Profondo rosso (1975), come rivela anche la confessione finale.

Peccato che la forgia di tali sadici omicidi o il lisergico incubo gore (la craniotomia) siano di effettistica rozza e pauperistica, a volte sbandando nel ridicolo: il corpo gettato dalla finestra è un evidente manichino. Tale commistione di generi non funziona proprio perché se da un lato c’è un fiacco ricalco argentiano, dall’altro manca la vera morbosità erotica prospettata dalle locandine, che si palesa soltanto nei desideri saffici di Suor Mathieu verso Suor Gertrud o la lasciva supplica al giovane e fascinoso Dr. Patrick (Joe Dallesandro), che si conclude con la copula dei due. Tra l’altro molto casta. Oppure allo svago erotico – senza denudamenti – di Suor Gertrud (in abiti civili) con un uomo rimorchiato in un bar.

Senza includere i caratteristi di contorno, usualmente utilizzati in pellicole comiche, che volgono alcune seriose scene clou verso un umorismo involontario: l’espressione impaurita dell’anziana Josephine (Nerina Montagnani) alle isteriche grida di Suor Gertrud; il gioco di gruppo nel prato con battute regionalistiche; oppure la scena di sesso tra l’anziano sulla sedia a rotelle e la giovane inserviente Florence (Ileana Fraia), degno preambolo di un dozzinale porno che non si compie.

Più intrigante, invece, la variegata compagine che compone il cast, che genera ulteriori connessioni con altri generi. Alla già citata starlet Morra va aggiunto Joe Dallesandro, perenne “oggetto del desiderio” del cinema di Morrissey-Warhol. L’attore pare precipitato casualmente in Suor omicidi e la sua già conclamata recitazione limitata qui è ancor più inespressiva. Anika Ekberg (1931-2015), ormai lontana dai fasti cinematografici e fisici, conserva ancora un certo fascino, però concede soltanto la schiena nuda. L’enfant terrible Lou Castel è Pierre, un insolente invalido non dissimile da quello che interpretò in Grazie zia (1968) di Salvatore Samperi.

Poi c'è Massimo Serato (1917-1989) che, dopo aver interpretato il canagliesco Dr. Guido Lo Bianco nel soft-gineceo Il ginecologo della mutua (1977) di Joe D’Amato, riveste il camice bianco però questa volta come scrupoloso Dr. Poirret, in conflitto professionale con Suor Gertrud. Alida Valli (1921-2006) ha soltanto un paio di pose, interpretando un’austera Madre Superiora caratterialmente affine al personaggio della dura Miss Tanner di Suspiria (1977) di Dario Argento. La caratterista Nerina Montagnani (1897-1993), sovente in ruoli di nonnina bislacca, come ad esempio nel coevo Delitto a Porta Romana (1980) di Bruno Corbucci, è una delle anziani degenti che subisce le angherie isteriche di Suor Gertrud, tanto che per lo spavento muore d’infarto. L’elegante Laura Nucci (1913-1994), femme fatale borghese in svariate pellicole del Ventennio, riveste il ruolo di un’anziana baronessa che osserva con costante espressione schifata quanto sta avvenendo nella clinica (o forse sul set del film).

Infine, un cenno a parte merita l’attore Brunello Chiodetti, che interpreta l’uomo, abbordato nel bar, che soddisfa le voglie di Suor Gertrud. Chiodetti nel medesimo anno ha recitato in Immagini di un convento nel ruolo di Don Ascanio, con tanto di scena erotica-incestuosa assieme a Paola Senatore (interpreta sua nipote). La faccia – ma soprattutto la parte pelvica – di Chiodetti, proprio a cominciare dalla fine degli anni Settanta acquisirà “importanza” nel primo lustro del cinema hard italiano, essendo un valevole pornoattore.