Dopo aver portato a casa il premio AVANTI (Agenzia Valorizzazione Autori Nuovi Tutti Italiani) all’ultimo Torino Film Festival e il premio Gli Occhiali di Gandhi alla cinematografia non violenta assegnato dal Centro Studi Sereno Regis di Torino, Marco Santarelli approda a Visioni Italiane con il documentario Dustur (che in arabo significa “Costituzione”), ambientato a Bologna, dentro le mura del carcere Dozza.

I protagonisti di questa storia sono un gruppo di detenuti, perlopiù nordafricani, che partecipano ad un ciclo di lezioni sulla Costituzione italiana curate da Padre Ignazio, monaco facente parte della Piccola Famiglia dell’Annunziata, storica congregazione religiosa fondata da Giuseppe Dossetti, ex partigiano e membro dell’Assemblea Costituente. Gli incontri hanno lo scopo di simulare la creazione di una costituzione ideale redatta dai detenuti, i quali saranno quindi chiamati a discuterne, apportare frammenti di sé, della propria cultura e delle proprie esperienze, e infine dovranno scrivere su un foglio parole significative che diverranno i valori fondanti del documento.

L’occhio del regista raramente inquadra la totalità della stanza, i piani sono spesso stretti e ravvicinati, molte volte si limita al dettaglio, non essendo mai invadente e mantenendo una discrezione lodevole. Tale scelta stilistica sembra voler comunicare allo spettatore la grande importanza dell’individualità, della differenza culturale e del dialogo tra singoli per raggiungere un risultato collettivo importante quale è una nuova costituzione. Ovviamente i diversi tipi di pensiero religioso (e non solo) talvolta si fanno sentire, creando dibattiti un po’ più accesi che però sono sapientemente moderati.

Parallelamente la macchina da presa esce dalle mura del carcere per seguire la storia di Samed, ex detenuto marocchino in libertà da circa due anni, arrestato per narcotraffico e ora studente alla facoltà di giurisprudenza con sede nello storico Palazzo Malvezzi in Via Zamboni 22. La vicenda del giovane va a toccare la questione della riabilitazione, evidenziando la possibilità di recupero di un ragazzo che sembrava perduto e la necessità di solidi programmi di reinserimento nella società, secondo quanto dice la Costituzione italiana che responsabilizza lo Stato a garantire la possibilità di lavorare e il diritto allo studio.

La parte finale del film è un tuffo nel passato: Padre Ignazio accompagna Samed nei luoghi dove è avvenuto l’eccidio di Marzabotto. L’importanza di non dimenticare quei terribili anni, del mantenimento di una memoria storica, ha permesso la pubblicazione della carta costituente italiana, con lo scopo di garantire la libertà dell’individuo e impedire che errori e orrori del passato si ripresentino. Insieme ai martiri della strage, nel cimitero di Casaglia di Monte Sole è sepolto Dossetti. Quei luoghi intrisi di sangue e storia sono l’origine delle vicende di Samed e dei detenuti del carcere Dozza.

Stefano Careddu