Per la sezione “Jazz e altre visioni. Il cinema di Gianni Amico”, al Cinema Ritrovato sono stati presentati Noi insistiamo! Suite per la libertà subito, montaggio fotografico in bianco e nero su musiche jazz del 1964, e Appunti  per un film sul jazz, documentario girato a Bologna durante il VII Festival Internazionale del Jazz nel 1965. Abbiamo intervistato Olmo Amico, figlio dell’autore, che ha introdotto la proiezione in sala insieme alla madre Fiorella Giovannelli Amico, e a Gian Luca Farinelli.

Qual era il suo rapporto con suo padre. Cosa ricorda e cosa le ha lasciato in eredita’ della sua vista professionale e personale?

Con mio padre avevo un ottimo rapporto, di grande intesa e complicità intellettuale. Mio padre mi ha lasciato in eredità la grande passione per la musica (io suono la batterista e sono autore), e naturalmente quella per il cinema di cui mi occupo a vari livelli anche per la Cineteca di Bologna.

Con quali artisti suo padre era in contatto. Quali erano le frequentazioni di casa Amico?

Ogni giorno casa Amico era frequentata da numerosi artisti e collaboratori di mio padre. Quando suonava il citofono, poteva essere chiunque: Gato Barbieri, Enrico Rava, Franco D’Andrea, Caetano Veloso, Gilberto Gil, o ancora, per il cinema, Roberto Benigni, Giuseppe e Bernardo Bertolucci, qualche regista brasiliano del cinéma nôvo come Rocha. Mio padre aveva con questi, e molti altri artisti, un rapporto molto stretto sia umano che di lavoro. Quando mio padre realizzò Tropici –  il primo lungometraggio prodotto dalla Rai – restò in Brasile alcuni mesi in più dopo le riprese (non a caso Gianni Amico fu definito il regista italiano più brasiliano di Pelé!) ed ebbe ancora modo di lavorare con molti dei piu’ importanti musicisti brasiliani che poi porto’ anche in Italia.

Quale tipo di jazz Gianni Amico amava ascoltare? Solo jazz americano o anche italiano. Suo padre suonava qualche strumento?

 Mio padre amava sia il jazz americano che italiano ma non ha mai iniziato lo studio di uno strumento; era convinto che ascoltare jazz fosse un’esperienza così coinvolgente da rendere ogni ascoltatore anche – contemporaneamente e straordinariamente  – musicista di quella musica.

Qual era il significato politico che Gianni Amico dava alla musica jazz?

 Mio padre considerava la musica jazz come un grido di libertà e di emancipazione per gli uomini neri che la suonavano o che ne facevano esperienza. Quest’idea si trasforma in un’adesione e una partecipazione attiva e convinta nel film che abbiamo visto oggi Noi insistiamo!

 Suo padre era fra i migliori amici di Bertolucci. In Ultimo tango a Parigi le musiche sono di Gato Barbieri, musicista argentino ideologicamente legato ai movimenti rivoluzionari di sinistra. Potrebbe essere stata l’ amicizia con Gianni Amico a portare un musicista di questo tipo a collaborare in Italia con Bertolucci?

Sì, certamente andò così. Mio padre era uno dei migliori amici di Bernardo. Scrisse per lui due sceneggiature, una nel 1964 (Prima della rivoluzione) e quattro anni dopo, nel 1968, Partner. Un’amicizia durata una vita. Ancora adesso Bernardo dice sempre che gli amici che gli mancano di più sono Gianni Amico e Pier Paolo Pasolini (curioso anche il caso che entrambi siano morti lo stesso giorno, il 2 novembre, a distanza di venticinque anni l’uno dall’altro).

Jean-Luc Godard ha dedicato a suo padre il capitolo sul cinema italiano all’interno delle Histoire(s) du cinema per Vento dell’est. Come raccontava suo padre la sua esperienza con Godard?

Mio padre parlava di Godard come di una persona complessa ed estremamente carismatica. Anche nei contenuti extra del DVD che ho realizzato per la Cineteca di Bologna che raccoglie i film visti oggi, Bertolucci racconta della loro amicizia strettissima. Per mio padre, Godard insieme a Rossellini, rappresentavano due grandissimi punti di riferimento culturali (mio padre collaborò come produttore esecutivo anche con Rossellini per il film Era notte a Roma del 1960). Dopo l’esperienza francese, a partire dai primi anni Sessanta, mio padre cominciò a fare le prime retrospettive di cinema latino-americano.

Ci illustra un progetto molto importante mai realizzato da suo padre, quello su Django Reinhardt scritto insieme a Jean-Louis Comolli ed Enzo Ungari?

Mio padre aveva appena iniziato a lavorare a questo progetto poco prima di morire. Con la successiva collaborazione di Jean-Lous Comolli il film doveva diventare una produzione italo-francese, ma la scomparsa prematura di mio padre lo ha interrotto. E’ rimasta però una bellissima sceneggiatura che sarei contento se oggi qualcuno prendesse in mano e ne facesse un film. Nella sceneggiatura viene fuori il profilo di un musicista dal punto di vista umano, oltre che artistico; mio padre amava molto descrivere personalità verso le quali sentiva grande affinità elettiva.

Suo padre è stato un pioniere del cinema col suono impresa diretta. Come ha influito l’uso di questa nuova tecnologia del suono sui suoi lavori successivi?

Appunti  per un film sul jazz è stato il primo documentario girato in presa diretta. Mio padre fece lavorare con sè un fonico che veniva dal Canada con le prime apparecchiature dell’epoca (Nagra, microfoni direzionali) molto più leggere e maneggevoli di quelle del passato.

Anche tua madre lavora nel cinema. Quali sono i suoi lavori più recenti?

 Mia madre ha lavorato come montatrice e segretaria di edizione. Il regista con il quale ha collaborato di più è stato Giuseppe Bertolucci con cui ha fatto molti film e documentari. In tutto ha collaborato, con vari registi, a 108 film (tra i vari lavori, anche quelli di mio padre come sceneggiatrice). Recentemente ha lavorato con Mario Martone come segretaria di edizione (L’odore del sangue; Noi credevamo; Il giovane favoloso)

Rispetto ai materiali in possesso della famiglia, avete già’ pensato aduna catalogazione, al restauro di altre pellicole ecc. ?

Alla Cineteca di Bologna io e la mia famiglia abbiamo dato una copia di tutta l’opera di Gianni Amico in DVD; dunque, chi ne avesse desiderio può venire in Cineteca a scoprire questo cineasta non troppo conosciuto al grande pubblico. Spero che tra qualche tempo riuscirò a fare una piccola retrospettiva integrale (mio padre ha fatto 32 opere come regista e 4 come sceneggiatore ) anche a Bologna oltre quella già realizzata a Torino nel 2002. Mi piacerebbe che si conoscesse non solo il regista di finzione, ma anche quello legato al jazz e alla musica brasiliana, alla politica, all’arte, alla letteratura.

 

A cura di Marianna Curia