In attesa anche quest’anno del grande sondaggio proposto da Cinefilia Ritrovata e Cineteca di Bologna, in arrivo a breve con risultati definitivi a gennaio, cominciano a piovere le classifiche delle grandi testate, redatte da critici e collaboratori. Che i tempi stiano rapidamente cambiando lo si scopre osservando che il numero uno dei Cahiers è un prodotto seriale, di Arté, dunque televisivo anche se spesso visto al cinema nei festival, diretto da Bruno Dumont. Mentre Boyhood (altro film-vita) trionfa nella rivista inglese. Entrambi, al secondo posto, hanno Godard, il cui Adieu au langage 3D è in programmazione al Lumière fino a mercoledì. Le classifiche a seguire.

Cahiers du Cinema:

1. Bruno Dumont, Li’l Quinquin

2. Jean-Luc Godard, Adieu au langage

3. Jonathan Glazer, Under the Skin

4. David Cronenberg, Maps to the Stars

5. Hayao Miyazaki, Si alza il vento

6. Lars von Trier, Nymphomaniac

7. Xavier Dolan, Mommy

8. Ira Sachs, I toni dell’amore

9. Alain Cavalier, Le Paradis

10. Hong Sang-soo, Our Sunhi

 

Sight and Sound:

1. Richard Linklater, Boyhood

2. Jean-Luc Godard, Adieu au langage

=3. Andrey Zvyagintsev, Leviathan

=3. Pedro Costa, Horse Money

5. Jonathan Glazer, Under the Skin

6. Wes Anderson,The Grand Budapest Hotel

7. Nuri Bilge Ceylan, Il regno d’inverno

8. Myroslav Slaboshpytskiy,The Tribe

=9. Pawel Pawlikowski, Ida

=9. Lisandro Alonso, Jauja

=11. Mike Leigh, Mr. Turner

=11. Frederick Wiseman, National Gallery

=11. Martin Scorsese,The Wolf of Wall Street

=11. Damien Chazelle, Whiplash