Quattro anni dopo La spada nella roccia (1963) il diciannovesimo classico Disney (in programmazione al Lumière per Schermi e Lavagne) è ambientato in una giungla in cui, per sopravvivere, basta “lo stretto indispensabile”, stesso titolo del brano di Terry Gilkyson sulle cui gioiose note Mowgli improvvisa un duetto con l’impacciato orso Baloo. Il canto di felicità rappresenta la chiave di lettura principale per esplorare lo spensierato circo in cui si ritrova il cucciolo umano abbandonato ancora in fasce dalla sua famiglia. Circondato da infidi serpenti, orsi buontemponi e brigate di pachidermi, imparerà ben presto che nella giungla homo homini lupus, anche se la promiscuità tra lupi e umani è l’elemento fondante del mondo alla rovescia disneyano, ma prima ancora di quello letterario di Rudyard Kipling da cui è tratto l’ultimo cartoon prodotto da Walt Disney.

Mowgli, ritrovato dalla pantera Bagheera viene subito preso in custodia dai lupi che gli fanno da genitori, anche se la strana coppia formata da Bagheera e Baloo sarà responsabile della sua formazione educativa. Il ludus animalium si manifesta ben presto attraverso sketch clowneschi accompagnati, nota su nota, dalle canzoni dei fratelli Sherman, mentre i brani strumentali sono realizzati da George Burns con l’orchestra di Walter Sheets. Celebre lo stacchetto in salsa afro delle scimmie che si dimenano forsennate insieme all’ingombrante orso, o la marcia militare degli elefanti canterini che contribuisce a creare una visione deformante e antropomorfa della vita “d’assalto” nella giungla.

Sotto la supervisione di Walt Disney, il racconto di formazione viene depurato dai toni foschi della versione originale e qualsiasi elemento cupo è edulcorato dallo spensierato bestiario. Quasi sempre, inoltre, le musiche dei fratelli Sherman, anziché fungere da siparietto a se stante, sottolineano i momenti dell’avventura amplificandone il lato divertente e demenziale. Mai come in questo caso la caratterizzazione dei personaggi risulta strettamente connessa alle forme disegnate che si muovono agili sulla scena, da Baloo, che ha le morbide forme per risultare irresistibile, all’ “agente del male” Shere-Khan, la tigre dai lineamenti spigolosi che fanno da pendant alla sua “affilata” astuzia e malvagità. Il gioco di rimandi, tra il tratto d’inchiostro e le sfumature dell’animo, trasforma gli sgradevoli avvoltoi in fidati alleati e i paurosi elefanti in caricaturali truppe d’assalto. Mai come nel caso de Il libro della giungla lo spettatore assiste ad un racconto per immagini in cui, pur tra le classiche dolcezze disneyane, trova spazio un senso opprimente di pericolo tra gli alti alberi e le intricate liane della giungla.

 

Vincenzo Palermo

Associazione culturale Leitmovie