Va bene, è l’ultima volta (forse) che parliamo del Gattopardo. Ma abbiamo ancora materiali bellissimi. Le favolose somme di denaro spese per la ricostruzione della villa di Boscogrande, set del Gattopardo e la leggendaria personalità raffinata e puntigliosa del maestro Visconti, sono elementi che hanno contribuito ad alimentare l’immaginario cinematografico popolare, come risulta evidente dall’articolo pubblicato sul periodico Amica, il 15 luglio 1962 (come si può vedere leggendo l’articolo nella galleria fotografica). In una lettera di Suso Cecchi d’Amico, sceneggiatrice del film, a Renzo Renzi, curatore della collana Dal soggetto al film, edita da Cappelli, con cui esce la pubblicazione della sceneggiatura di questo classico, emerge una qualità fondamentale intrinseca alla settima arte e che spesso resta nascosta al pubblico: la coralità della creazione cinematografica. Arrivano a commuovere, le accorate raccomandazioni della d’Amico perché dalle pagine scritte e dalle fotografie sulla ricostruzione della villa, risulti evidente che ‘l’ultima delle comparse del ballo è stata curata come una primadonna che dovesse spogliarsi in scena’.

Suso Cecchi d’Amico a Renzo Renzi, 24 gennaio 1963

Caro Renzi,

come saprà possiamo pubblicare la sceneggiatura. Dunque ho spedito sceneggiatura e tutto il materiale fotografico. Mancano gli altri scritti che le spedirò quanto prima.

La sceneggiatura mi sembra molto chiara. Le ho mandato il penultimo ciclostile con tutte le correzioni e tagli (segnati in rosso) dell’ultima versione. Non sono riuscita a rimediare l’ultimo ciclostile. Ho il sospetto che non sia stato mai fatto altro che nell’edizione inglese in quanto il film, come lei saprà, è stato girato in inglese.

Il materiale fotografico è molto ricco, come vedrà. Se le sembra troppo ricco, scarti lei qualcosa. Penso che il giudizio sull’effetto delle fotografie lo dia meglio lei che non ha visto il film, di me che sono affezionata alla scena che illustrano. Vorrei però farle una raccomandazione. Di non scartarmi le foto che riguardano la preparazione del film, i collaboratori, scenografia, costumi, arredamento. Lei non può immaginare quale fatica sia stata questo film. Senso è uno scherzo al confronto. Io credo sia davvero giusto dare un poco l’impressione di tutto questo lavoro. Come per tutti i film ai quali tengo – e quelli di Visconti in particolare – io ho accompagnato l’avventura dal principio alla fine. Incomincio dal progetto e seguo tutto. Voglio dire cioè: non sono rimasta impressionata dalla mole del lavoro perché è la prima volta che mi trovo a tener d’occhio le varie fasi della preparazione e della realizzazione. Il mio è un parere di anziana del mestiere. E le ripeto: è stato un lavoro inaudito. I risultati compensano la fatica. Ma creda, bisogna dare atto della fatica. L’ultima delle comparse del ballo è stata curata come una primadonna che dovesse spogliarsi in scena. Ogni singolo oggetto posato con altri cento in una vetrina o su un tavolo è stata causa di ricerche, prove, discussioni. Si è girato “dal vero” costruendo il vero. L’idea che lo spettatore esca dal cinema con l’idea: “ma che belle ville ci sono in Sicilia”, da una parte lusinga, dall’altra fa disperare. Una delle ragioni per cui ho accettato di occuparmi io di mettere insieme il materiale del libro è stata proprio quella di dare un riconoscimento ai collaboratori. Tutti al servizio dell’ispirazione e delle idee del regista, s’intende. Ma perché non far vedere che per sapere concretare l’ispirazione e le idee di un regista occorre una perizia rara e una dedizione notevole?

Come vedrà dal sommario che le allego avevamo pensato con Luchino di fare una voce “interpreti” nel capitolo La Realizzazione del Film. Poi ci è sembrato più giusto che della scelta degli interpreti Luchino parli nella sua intervista con Antonello Trombadori. Le illustrazioni, quindi, della voce ìinterpreti” andranno messe raccolte in un paio di pagine a illustrare quell’articolo.

Mi sembra che il resto sia tutto chiaro. Ora che abbiamo il permesso di pubblicare la sceneggiatura il mio scritto sarà brevissimo e si limiterà a spiegare il criterio adottato nella riduzione del romanzo.

Non so ancora dirle la lunghezza dello scritto introduttivo di mio padre, Emilio Cecchi. Né quella dell’articolo regista-Trombadori. Quello sulla realizzazione del film (produzione, scenografia, arredamento, costumi, lavorazione) sarà almeno di una quindicina di pagine dattiloscritte trenta righe.

Data l’importanza del film penso che non c’è niente di male se verrà un po’ più massiccio degli altri della collezione. Penso anche che in considerazione del fatto che non ha avuto spese per la preparazione del volume, Cappelli possa indulgere a una spesa un po’ superiore per la pubblicazione di un maggior numero di fotografie.

Mi faccia sapere qualcosa non appena riceve il materiale, telegrafandomi o telefonandomi la mattina presto (otto e mezza) o all’ora dei pasti. Se poi ha bisogno di delucidazioni, aiuto, posso mandare costà mio figlio che mi ha aiutato a raccogliere tutto il materiale e ordinarlo.

Moltissimi cordiali saluti

Suso Cecchi D’Amico

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