L’amore ai tempi delle rom-com newyorkesi. Potrebbe intitolarsi in questo modo il lungo elenco di opere che mette in scena e tenta di dispiegare due dei topoi più antichi tra i generi: l’amore e il matrimonio. Materialists (in italiano Material love), ultimo film della regista sudcoreana naturalizzata canadese Celine Song, si conquista una posizione d’onore all’interno di questo elenco e soprattutto, ci ricorda che a fare la differenza tra una rom-com e una buona rom-com è semplicemente una complessa questione di sceneggiatura.

Sullo sfondo, una New York girata in 35 mm - l’affascinante, spregiudicata e imprevedibile New York - dove ogni incontro fortuito sembra il risultato di una moltiplicazione matematica tra la probabilità e il cambio della variabile. In questo scenario, Lucy Mason (interpretata da Dakota Johnson) è una matchmaker di successo, arrivata al suo nono traguardo professionale, ovvero al nono matrimonio che combina grazie alla sua spiccata capacità di abbinare le coppie, incasellando proprio come un sudoku, le esigenti richieste degli standard fisici ed economici che ogni cliente- uomo o donna che sia- richiede per il potenziale e futuro partner a vita.

Proprio durante il matrimonio della sua cliente, nell’atmosfera glamour dei quartieri alti newyorkesi, Lucy fa la conoscenza di Harry (Pedro Pascal), il fratello dello sposo e -nel linguaggio delle matchmakers - l’unicorno, ovvero l’uomo perfetto: ricco, affascinante e rispettoso, ma soprattutto ricco, con un appartamento da 12 milioni di dollari. Ovviamente, come una buona rom-com insegna, a complicare la dinamica degli eventi ci pensa l’imprevisto, in questo caso l’ex fidanzato di Lucy, John (Chris Evans) un attore spiantato che vive ancora in affitto e che compare alla stessa festa, ma nelle vesti di cameriere per il servizio catering del matrimonio.

Siamo ben lontani dall’amore melanconico e filosofico di Past Lives, di quel filo invisibile che unisce le due anime del film, esordio alla regia per Celine Song, con il quale ha saputo aggiudicarsi due candidature agli Oscar. L’amore di Materialists è cinico, logico, e premeditato -e sopra ogni cosa- è tangibile. La regista propone una riflessione estremamente lucida sul ruolo dell’amore nella società moderna newyorkese e su quanto esso possa essere sfacciatamente interessato ai soldi. Non a caso, scopriamo che la relazione tra Lucy e John era arrivata al capolinea proprio a causa del denaro -o meglio- per la mancanza di denaro e la difficoltà di progettare un roseo futuro, economicamente parlando, assieme.

Nonostante l’iniziale scetticismo di Lucy per l’interesse dimostrato da Harry nei suoi confronti, i due iniziano a frequentarsi seriamente. E questo permette alla narrazione di provare a risolvere l’enigma del secolo moderno: perché due persone si sposano? Nel tentativo di formulare una risposta razionalmente esaustiva sulle motivazioni che spingono due persone a trascorrere il resto della vita insieme, Celine Song ci restituisce una straordinaria introspezione sulle fragilità dell’apparire, sulla paura della solitudine e sulla necessità di essere e sentirsi desiderati da qualcuno.

Oltre ad un cast d’eccezione - prima fra tutti Dakota Johnson - l’elemento che fa di Materialists una delle rom-com meglio riuscite degli ultimi tempi si individua nella sceneggiatura e nella capacità della regista di comporre dialoghi come se fossero musica scritta, utilizzando le stesse note per creare melodie dai ritmi differenti, ora calzanti, ora fluidi, ora rilassati.

Seguendo le orme di Nora Ephron, la maestra indiscussa delle commedie romantiche, Celine Song struttura in maniera organica tutti gli elementi icastici della rom-com, dal meet cute al wrong guy, intrecciandoli assieme attraverso il filo di un romanticismo sincero e ingenuo che sfugge a qualsiasi calcolo.