Essere amata è un talento? Questa domanda è un trampolino di lancio per avvicinarsi all’ambizione irrefrenabile della giovane Liane, protagonista di Diamant brut (tradotto in italiano Una ragazza brillante), il lungometraggio esordio della regista e sceneggiatrice francese Agathe Riedinger.
Il film, sulla scia del cortometraggio precedente J’attends Jupiter (2018), ritaglia una storia di quotidianità nella periferia francese di Fréjus. Da questa realtà - degradante e deprimente - Liane vuole evadere e costruirsi una propria strada come influencer sui social. La grande opportunità le si palesa quando invia un self tape per partecipare al reality televisivo Miracle Island e viene ricontattata al telefono dalla responsabile casting, Alexandre Ferrer. La donna, una perpetua voce fuori campo, esalta la ragazza per il suo carattere intraprendente e per la sua bellezza, della quale "il mondo ha un disperato bisogno".
Nell’attesa di ricevere la conferma di selezione, Liane prosegue con la sua vita abituale, fatta di piccoli furti nei centri commerciali, di dirette Instagram per farsi conoscere dai followers e di litigi con la madre, una donna instabile che non riesce ad occuparsi delle figlie e dell’incombente sfratto. Il peso di dover essere l’adulta della famiglia, di dover provvedere alla sorella più piccola ed essere per lei un modello da imitare, acutizza all’estremo il desiderio di riscatto sociale di Liane. Un riscatto che si esprime innanzitutto a partire dal suo corpo, emancipato e adescante dello sguardo maschile, e dai look sfrontati che riempiono di commenti e di like le foto pubblicate sui canali social.
L’essere desiderata e amata - anche solo virtualmente - matura in Liane un senso di appagamento che tuttavia stride con le sue reali relazioni affettive, non a caso, è sempre più distante dalle sue amiche e da Dino, al quale non riesce a comunicare i suoi sentimenti. L’effetto di questa distanza, fisica ed emotiva, produce un registro visivo dispatico, ovvero incapace di empatizzare con la stessa protagonista.
Se non in pochi frammenti, la regia di Riedinger rimane esterna al suo sguardo e inabile ad allinearvisi. Allo stesso tempo, la scelta di inserire i commenti di apprezzamento (che Liane riceve sui social) all’interno di alcune inquadrature codifica un effetto di straniamento che interrompe la linearità del montaggio e introduce ad una nuova scena.
Il susseguirsi degli eventi non fa altro che alimentare la volontà della giovane di evadere dalla quotidianità asfissiante e di aggrapparsi ad ogni opportunità all’altezza dei suoi grandi sogni. Quando si ritrova ad assistere ad uno shooting, in un giardino bucolico di un’elegante villa, Liane sperimenta una forma di sindrome di Stendhal e rimane folgorata dalla modella, dal modo in cui tutti la ammirano e dal desidero inconscio di apparire come lei.
La percezione di distanza, visiva ed estetica, nei confronti della protagonista è specialmente il sintomo di un disagio sociale legato al crescere in un ambiente di periferia che non offre alcuna prospettiva di futuro. Con l’obiettivo di denunciare una realtà sociale in chiave autoriale, Riedinger ripone all’interno del suo film una velata, quanto necessaria, riflessione: fino a dove si è disposti a spingersi quando non si ha niente da perdere?
Una ragazza brillante è dunque l’eco di una singola voce, quella di Liane, che sa propagarsi a molti e raccontare un vissuto generazionale, intriso di grandi ambizioni e di ideali rovesciati.