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“Ad Astra” di James Gray a Venezia 2019
James Gray torna nuovamente a dirigere e sceneggiare due dei suoi temi cardine: il rapporto padre-figlio e la solitudine dell’individuo. Il protagonista deve convivere con un senso di solitudine che lo attanaglia, ma rifiuta comunque di prendere gli stabilizzatori dell’umore e la macchina rilevatrice dei parametri di salute non capisce che il suo paziente non è nelle condizioni giuste per compiere la missione. La solitudine è centrale sia nei lunghi monologhi in voice over, sia nei primi piani che evidenziano la chiusura in se stesso del personaggio. Gray tratta quindi entrambe le tematiche che lo hanno reso noto dai tempi di Little Odessa (1994) e I padroni della notte (2007) con meno aggressività, come se il suo sguardo si fosse perso nella cura di altri aspetti scrutando lo spazio insieme al suo personaggio.