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“Camp Miasma” e lo slasher come identità di (un) genere
Questo raffinato e spudoratamente ironico gioco meta-testuale fa i conti anche con il franchise produttivo, quale meccanismo stereotipico che uccide a poco a poco l’opera d’arte, la vampirizza rendendola esangue e rigidamente standardizzata. Il poliamore che professa Schoenbrun riguarda anche l’arte come opera aperta, fluida, non monolitica, in cui vi è pieno diritto di godimento scopico e non è un caso se il killer si chiama Little Death, per traslato in francese petite mort ovvero orgasmo.
Simbolismo queer nell’ombra di Lynch tra “Queer” e “Ho visto la TV brillare”
Queer e Ho visto la TV brillare sono quindi due film per certi aspetti comparabili, nonostante le differenze di storia, tono e sguardo autoriale: entrambi raccontano identità Lgbtq+ e, nel farlo, impiegano una modalità narrativa talvolta ermetica e straniante. Guadagnino lascia più zone d’ombra nell’interpretazione dei sogni e delle allucinazioni di Lee; Schoenbrun, invece, apre allo spettatore squarci perturbanti nella quotidianità dei suoi protagonisti.