“Quello del regista è uno degli ultimi ruoli dittatoriali rimasti nel mondo” dice Francis Ford Coppola durante le riprese nelle Filippine di Apocalypse Now e noi ci chiediamo come un uomo in carne e ossa possa aver navigato tra acque così burrascose riuscendo a uscirne indenne dopo una concatenazione di traumi, complicazioni e situazioni pronte a diventare tragedia, dopo aver sguazzato nella follia.
Già Orson Welles aveva tentato di fare una trasposizione del celebre romanzo breve di Joseph Conrad. Coppola ci riprova dal 1969, ma deve attendere. Dopo il successo dei film del Padrino torna a lavorarci, forte di un’importante base economica e partendo dalla sceneggiatura di John Milius e dal sostegno di George Lucas. Prima che la sceneggiatura sia finita, si reca con la famiglia e tutta la troupe nelle Filippine, dove nel 1976 avvia le riprese. È l’inizio di una reale Odissea produttiva, lunga più di duecento giorni.
Mentre Coppola dirige e riscrive ossessivamente il suo film, la moglie Eleanor, insieme ad altri operatori, lo segue con la macchina da presa, lo intervista e inizia a costruire un film nel film, le immagini che comporranno Hearts of Darkness: A Filmmaker’s Apocalypse. Il risultato finale, a opera di Fax Bahr e George Hickenlooper, è un viaggio abissale dentro l’inferno del Vietnam rappresentato nella pellicola e quello vissuto da tutta la troupe nelle Filippine. Progressivamente le riprese del film si trasformano in una Babele di suoni, immagini, visioni, percezioni in cui tutti, e Coppola prima di ogni altro, sprofondano.
I tifoni distruggono più volte il set, Martin Sheen entra talmente in connessione con il personaggio di Willard e con il viaggio nell’oblio del fiume e dell’umanità che è colpito da un infarto ed è costretto a rientrare negli States per poi tornare sul set solo per i primi piani Dennis Hopper si immerge nell’allucinante follia del set, Marlon Brando come al solito se ne frega di tutto e tutti.
Coppola deve fare i conti con queste e altre contingenze al limite dell’umano, con una sceneggiatura che gli scivola dalle mani e un film che non riesce a capire e controllare fino in fondo, abbandonandosi infine all’irrazionalità e sposandola fino in fondo, così come i suoi indecifrabili personaggi, Willard e Kurtz.
Siamo testimoni di un’idea di cinema totale, dove non c’è più alcuna linea di demarcazione tra l’opera d’arte e la vita: la vita è opera d’arte, anzi la vita è cinema, con le sue ossessioni e nevrosi. Hearts of Darkness, in questo senso, è un documento travolgente per i cinefili, che ricorda loro i motivi della passione che li anima e le profondità recondite che questa forma d’arte, rispetto ad altre, può provocare.
Per scrivere un grande libro bastano una risma di fogli, una penna e una sedia; per dipingere dei colori, una tela e un pennello; per fare un grande film seve unire tutte le arti (fotografia, musica, scrittura, recitazione…), metterci il corpo, coinvolgere centinaia di persone, spostarle intorno al globo, coordinare tutte queste singolarità, le loro richieste e le loro vite.
Il cinema può essere questa esperienza assoluta e totale: Francis Ford Coppola la vive esattamente in questo modo. È disposto a rinunciare a tutto per i suoi film – e ce lo ha confermato recentemente con Megalopolis –, per arrivare al cuore dell’animo umano, a quel lato oscuro che il nucleo pulsante e mostruoso del testo di Conrad vuole sondare.
Il lavoro mastodontico di Bahr, Hickenlooper ed Eleanor Coppola è un’appendice irrinunciabile di Apocalypse Now. Il film è, di per sé, uno dei grandi capolavori della storia del cinema: epico, ancestrale, primordiale, simbolico, oscuro. Ma senza Hearts of Darkness: A Filmmaker’s Apocalypse non potremmo capire cosa significhi fare un film con questo valore tecnico ed emotivo. Tanto che, davanti a ciò che vediamo, rimaniamo sbigottiti e affascinati, increduli di fronte alla potenza impareggiabile del mezzo cinematografico, qui strumento che ha prodotto una sublimazione di sensi e menti.
Quanto è profonda la tenebra del cuore dell’uomo. Quanto è vero che il cinema è arte totale, summa di tutte le altre.