The Perfect Neighbor, il documentario uscito su Netflix e candidato agli Oscar per la categoria Best Documentary Feature, è un film che sta scuotendo - e continuerà a farlo - l’opinione pubblica americana sul significato e sull’applicazione della legittima difesa.
Questa volta, la regista americana Geeta Gandbhir - che ha già dato prova della sua spiccata capacità di documentare le tematiche sociali e politiche americane con The Devil Is Busy (2024), cortometraggio che restituisce la realtà quotidiana di una struttura autorizzata all'IVG di Atlanta, alle prese con le contestazioni antiabortiste - pone l’attenzione su un tragico episodio accaduto il 2 giugno 2023, che ha visto l’omicidio di Ajike Owens (conosciuta come Aj), madre afroamericana di quattro figli, uccisa da un colpo di pistola sparato dall’interno dell’abitazione da Susan Lorincz, donna bianca e sua vicina di casa, perché sentita sotto minaccia dal bussare e dalla voce di Aj.
Il particolare del colpo, che viene sparato dall’interno dell’abitazione e, nello specifico, da dietro la porta chiusa d’ingresso, non è secondario. Infatti, in molti stati americani, inclusa la Florida (dove è avvenuto l’episodio, ad Ocala) vige la cosiddetta Stand your Ground law, una legge a favore della legittima difesa che consente l’utilizzo di forza, armi incluse, all’interno della propria proprietà in caso di minaccia imminente.
La sera della sparatoria, Aj si reca da Lorincz, com’è già successo diverse volte. Quest’ultima, infatti, ha un problema con i bambini del vicinato e non vuole che urlino o invadano la sua proprietà mentre giocano nei giardini delle residenze adiacenti. Quella sera, dopo che Lorincz lancia dei pattini addosso al figlio di Aj -troppo vicini al suo ingresso- la madre, risentita, va dalla vicina per chiederle spiegazioni.
Proprio la chiamata di telefono registrata al 911, in cui si avvisa che una donna è stata colpita, che è a terra e immobile, segna l’inizio di questa reale -quanto assurda- vicenda. Ed è soprattutto la scelta registica da parte di Gandbhir a definire una nuova modalità di visione e di narrazione dei documentari true crime. Il film, infatti, è interamente ricostruito dal punto di vista delle body cam indossate dai poliziotti che arrivano sul posto e che testimoniano tutti gli interventi e le chiamate avvenute nei mesi precedenti alla sparatoria da parte di Susan Lorincz.
"Non disturbo nessuno. Sono una donna single. Lavoro da casa. Sono pacifica. Sono la vicina perfetta". Queste sono le parole di Lorincz, in una delle prime scene, quando di fronte agli agenti di polizia, la donna esprime tutta la sua frustrazione nei confronti dei bambini dei vicini che, giocando, occupano il suo giardino.
"Continuano a tormentarmi. Sono stufa di loro. Ora che sono a casa da scuola, è una situazione folle". Con le stesse giustificazioni, la donna continua ininterrottamente a chiamare gli agenti, i quali, dopo aver parlato con i vicini e genitori dei bambini, inquadrano meglio il contesto del diverbio, senza concludere alcunché, in quanto il giardino di Lorincz -a suo dire di proprietà- risulta essere in parte comune e condominiale con il vicinato.
Il lavoro di ricomposizione è stato particolarmente complesso. In un’intervista, Gandhir ha dichiarato di aver avuto accesso, da parte dell’ufficio dello sceriffo della Contea di Marion, a più di 30 ore di materiale, sparso e senza audio associato, inerente alle riprese e alle registrazioni delle body cam, delle telecamere dei cruscotti e dei vari filmati dalle telecamere posizionate all’interno del quartiere.
Con un lavoro estremamente minuzioso, la regista ha ricomposto tutte le riprese in un ordine cronologico, assemblandole in un montaggio filmico che rivoluziona la visione documentaria e che proietta lo sguardo dello spettatore alla realtà e alla concretezza dei fatti, senza alcun tipo di artificio estetico.
La vicenda giudiziaria, che si conclude nell’agosto del 2024, riconosce la condanna di Susan Lorincz a 25 anni di detenzione per omicidio colposo, in quanto il colpo è stato motivato «più che dalla paura, dalla rabbia». Ma anche se il processo si è concluso, la questione della Stand your Ground è oggi più che mai oggetto di dibattito in America e in questo, The Perfect Neighbor ne documenta le implicazioni, senza alcun tipo di filtro: dal razzismo sistemico - considerando che la legge è legata ad un aumento dall’8% all’11% di omicidi nei confronti delle persone di colore - al vigilantismo e all’abuso della legittima difesa.