Quando si è in una relazione di lunga data, la conseguenza più naturale, e forse inevitabile, è non essere in grado di immaginare la propria vita senza l’altra persona. La presenza quotidiana del partner si intreccia così profondamente con i nostri pensieri e gesti da diventare parte integrante di ciò che siamo. Il confine tra l’individuo e la coppia si dissolve, come l’orizzonte del mare di notte, dove cielo e acqua sfumano in modo indefinito.
È proprio questa simbiosi emotiva e identitaria che Michael Shanks sceglie di esplorare in Together, affidandosi a Dave Franco e Alison Brie, insieme non solo sullo schermo, ma anche nella vita, per dare un volto a delle sensazioni tanto personali quanto universali.
Millie e Tim, coppia di lunga data, si ritrovano a mettere in discussione il loro legame quando lei accetta un lavoro come insegnante che li costringe a trasferirsi lontano dalla città e dalla loro rete di conoscenze. L’isolamento e la costante vicinanza accendono il sospetto che la loro relazione sia mantenuta più dall’abitudine che dall’amore, un dubbio che entra presto in contrasto con gli effetti di una misteriosa fonte da cui entrambi bevono, e che li porta improvvisamente ad essere fisicamente attratti l’uno all’altro in modo irresistibile, quasi magnetico.
L’originalità dell’opera, rispetto a un tema tanto introspettivo, risiede nella scelta di adottare gli stilemi del cinema di genere: jumpscare, momenti di tensione e incursioni nel soprannaturale non sono solo espedienti narrativi per giustificare lo sviluppo della trama, ma contribuiscono attivamente a rendere visibile il processo di trasformazione interiore dei personaggi. Una metamorfosi emotiva che, attraverso il simbolismo del film, viene portata all’estremo, fino a farsi grottesca e inquietante.
Shanks sceglie la via dell’essenzialità, lasciando che la storia segua un tracciato lineare in cui la tensione deriva anche dalla profonda intesa tra i due attori, capaci di trovare il giusto equilibrio nel conflitto tra desiderio e perdita di sé. Nel complesso, pur sfruttando bene i suoi elementi più angoscianti, il film si muove con una certa cautela tra terrore e realismo, come se esitasse a lasciarsi andare del tutto alle convenzioni del genere, una scelta che lo avrebbe forse reso ancora più incisivo.
"Tonight is the night when two become one", cantavano le Spice Girls. Forse l’unico modo per non perdere se stessi in una relazione è accettare il cambiamento, abbracciarlo in modo incondizionato, e lasciarsi trasformare dall’altro con la stessa intensità con cui cerchiamo, inevitabilmente, di modellarlo a nostra immagine. Il risultato non è una semplice somma, ma qualcosa di nuovo: una terza entità, che racchiude entrambi, ma va oltre i limiti di ciascuno.