C'è una scena, quasi all'inizio di Matt and Mara (su MUBI) che subito delinea la relazione fra i due protagonisti del film: seduti al tavolino di un bar, conversano eruditamente non trovandosi d'accordo pressoché su nulla; quando però un cameriere dai modi prosaici arriva a buttarli fuori dal locale in chiusura, ne nasce un litigio nel quale i due fanno fronte comune contro il mondo esterno.
Lui, romanziere che già raccoglie i primi riconoscimenti, è appena andato a cercare lei, giovane professoressa di scrittura creativa, dopo anni che non si vedevano. Non sapremo perché il loro rapporto si sia interrotto dopo l'università – e nemmeno perché il film finirà come finirà – ma i dialoghi chirurgici ci daranno modo di farcene un'idea.
Presentato a Berlino 2024, il quarto lungometraggio di Kazik Radwanski è un classico film indie nordamericano (siamo in Canada infatti, non in U.S.A.) in purezza: tantissima camera a mano, fotografia fredda e realista, recitazione iper-naturalistica, qualche sporadico jump cut a dichiarare il dispositivo cinematografico e una crudezza di intenti. Anche il soggetto è prototipico, con due individui ritratti sulla linea d'ombra della maturità, nel momento in cui alcune scelte di vita sono comunque state fatte e l'incertezza su chi si vuole essere si mescola già al rimpianto di ciò che ragionevolmente non si sarà più.
La cifra più distintiva di Radwanski, al solito anche sceneggiatore, è lo sguardo non compartecipe ma distanziato dai personaggi, ben interpretati dalle sue vecchie conoscenze Deragh Campbell e Matt Johnson: amabili quasi mai, irritanti talvolta, a loro modo però del tutto credibili e verosimili per gli spettatori. La natura della loro relazione, esplorata passo passo, non è certo da star-crossed lovers, anime gemelle divise dal destino, ma da chi condivide una quota notevole di affinità elettive e una altrettanto consistente di dissomiglianze.
Matt and Mara è un film a tema amoroso nel quale la solitudine – tema abituale di Radwanski – fa la parte del leone, e così trattenuto che il dato corporeo assume ben poco peso, con solo la forza primordiale delle cascate del Niagara a stimolare un istintivo slancio fisico. Ed è un film che, a partire dalla già citata scena del bar, contrappone continuamente linguaggio e musica: il primo è cerebrale, mediato dal ragionamento e un po' tracotante; la seconda è pre-verbale, emotiva e dovrebbe in teoria suscitare piacere “come il sole sulla faccia”.
Però Mara, vestale delle parole così come Matt, dice di esserle del tutto indifferente, pur avendo sposato proprio un musicista. E la colonna sonora del film non si concede musiche per dare una coloritura emotiva, ma solo quelle ambientali, iscritte nel racconto.
Eppure Matt and Mara si chiude proprio su un ascolto congiunto, e su un contatto fisico finalmente cercato. Anche gli intellettuali, a modo loro, piangono.