Seconda colossale tranche di Mission: Impossible – Dead Reckoning (2023) e ottavo capitolo del redditizio franchise voluto e gestito da Tom Cruise, Mission Impossible – The Final Reckoning (2025), prendendo alla lettera il titolo, dovrebbe essere l'episodio terminale.
Un artificioso e prolungato compendio di sequenze spettacolari di una saga iniziata ben ventinove anni fa, il cui schema basilare è rimasto invariato: scene d'azione tonitruanti aventi protagonista l'indistruttibile Ethan Hunt; gruppo di sodali legati da una profonda amicizia; nemici spietati ma con charme; molteplici tappe internazionali; doppiogiochisti; belle donne (buone o malvagie); spericolati stunts effettuati dallo stesso attore; e un sostanzioso tot. d'inquadrature incentrate sul seducente viso e sul fisico scolpito di Cruise.
L'unica componente mutata, delle iniziali premesse produttive, il cambio di regia di capitolo in capitolo. In questi ultimi dieci anni, ossia da Mission: Impossible – Rogue Nation (2015), gli episodi sono stati diretti (e sceneggiati e prodotti) da Christopher McQuarrie. Una "joint venture" artistica che ha dato un'unica fisionomia stilistica e narrativa ai film. Ma se da un lato ciò ha creato riconoscibilità e stabilità (e tranquillità gestionale per Cruise), dall'altro ha conformato il franchise facendo perdere quella variabile registica che passava dall'hitchcokiano tocco di Brian De Palma fino al solido blockbuster a firma di Brad Bird; passando per l'action coreografico di John Woo e il sulfureo doppiogiochismo di JJ Abrams.
Impronte autoriali che tornano, come brevissimi e nostalgici flashback, in The Final Reckoning per formare il vorticoso passato di Hunt, iniziato ben trentacinque anni fa quando divenne agente IMF. Sette lustri coronati da successi professionali ma anche di drammi privati. E l'inarrestabile trascorrere delle decadi ormai è evidente, come si può valutare dai primi piani sul volto di Cruise, segnato dalla sopraggiunta età (sebbene ben portata) di sessantenne. Come ugualmente i convulsi combattimenti corpo a corpo, che l'indefesso agente fatica sempre più a portare a termine.
Esemplare in questo caso il primo sanguinoso scontro tra Hunt e un corpulento scagnozzo di Gabriel, che si svolge fuori campo. Possiamo comprenderne la brutalità soltanto tramite il trambusto sonoro e lo sguardo esterrefatto di Grace. Una soluzione che riporta alla memoria una sequenza di The Equalizer – Il vendicatore (The Equalizer, 2014) di Antoine Fuqua, nel quale l'ex esperto agente segreto Robert McAll (Denzel Washington), benché abbia un fisico bolso riesce a sgominare un nutrito gruppo di efferati malviventi russi.
Ma tolta questa – funzionale – esenzione allo sguardo, The Final Reckoing persegue – e iperbolizza – quella reiterata sommatoria action nel quale il divo Cruise è l'unico personaggio capace di affrontare imprese impossibili, da corse a perdifiato per le strade di mezza Londra per raggiungere in pochi minuti Luther per salvarlo, fino a un'inverosimile e prolissa lotta aerea con Gabriel su un biplano. Oppure con Hunt capace di nuotare nel ghiacciato mare artico senza muta e riuscendo a trattenere il respiro per lungo tempo. Un'inutile abbondanza, benché possa avere un suo opulento fascino cinematografico, che conferma come questo serial ha dovuto necessariamente accatastare, di episodio in episodio, sequenze sempre più fenomenali (e incredibili) per poter sopravvivere e ammaliare gli spettatori.
Non a caso i momenti più deboli, o finanche noiosi, sono le artificiosità verbali riguardanti le subdole capacità strategiche dell'Entità e la creazione di una trama conclusiva che potesse annodare tutto il variegato e terreno trascorso della saga in un unico discorso ascetico. Ricorre nel film una "sibillina" allocuzione scientologista: "Tutto ha portato a questo". Le singole missioni non erano slegate, ma appartenenti a un disegno prestabilito. Un rischioso e sofferto percorso, cominciato in Mission: Impossible (1996) con la calata – pseudo angelica – nella iperprotetta sala informatica della CIA, che ha forgiato nel corpo e nello spirito il prescelto Ethan Hunt.
Alla fine riesce a trovare la sua definitiva risilienza, salvando il mondo e i terrestri, tra cui l'amato figlio della Presidentessa degli Stati Uniti.