Al suo quinto film, la regista belga Fien Troch continua a raccontare il mondo inquieto dell’adolescenza, spingendosi questa volta ad affrontare una tematica che si situa nel solco tra il pensiero magico e il freddo realismo.
Holly ha quindici anni e le uniche persone con le quali riesce ad avere una relazione sono sua sorella e Bart, un ragazzo affetto da un ritardo cognitivo. Perseguitata dal bullismo che subisce, anche a causa della sua amicizia con Bart, Holly si aggira guardinga per i corridoi della scuola come una presenza intangibile, quasi eterea, invisibile agli occhi del mondo. Un giorno avverte un presentimento di sciagura che si avvera nell’immediato: undici compagni di scuola periscono in un incendio. Da quel momento, Holly, in odore di santità, verrà cercata da chi ha bisogno di conforto, venerata come dea taumaturgica o temuta come una strega.
A dispetto di quanto emerge dalla trama del film, la tematica mistica che Fien Troch esplora attraverso una profonda indagine psicologica della giovane protagonista, è relegata a una mera componente d’atmosfera - basti pensare alle musiche evocative o al girato che crea una sospensione quasi magica – mentre il focus centrale è, come già in Home, l’universo adolescenziale e il rapporto problematico che il mondo adulto intrattiene con gli adolescenti.
Tra primi piani indagatori e immagini riflesse, Holly affronta quelle zone liminali dell’anima in cui la superstizione prende il sopravvento sulla cruda realtà dei fatti e trasforma la fede in una via di fuga dai dolori individuali e dalle tragedie collettive. Appare molto interessante il discorso portato avanti sull’autoreferenzialità degli adulti in contrapposizione al bisogno d’amore e di condivisione sentimentale che cercano invece i ragazzi, come sottolineato, nel finale, dalle note del brano The Power of Love nella versione dei Frankie Goes to Hollywood.
Se il sodalizio giovanile tra outsider vince su tutto, i grandi non fanno altro che cercare Holly per un tornaconto personale, o affrontano il lutto per sedare i propri sensi di colpa, senza mai rivolgersi alla collettività. Holly, tramite il tocco che riporta il sorriso, lenisce le sofferenze e i patimenti, ma è sempre alla costante ricerca di qualcosa che sfugge, probabilmente un senso perduto di solidarietà tra simili.
Lo cerca attraverso gli specchi, ma senza avere il coraggio di afferrare la propria immagine persa tra i loro riflessi, negli occhi di Bart, con cui instaura un rapporto di vicinanza empatica, nella relazione con l’insegnante Anna, con la quale però l’iniziale fascinazione si tramuta in diffidenza e poi in aperto conflitto.
Quello di Holly e dell’intera comunità è un pellegrinaggio mistico che allude però ad altro, intersecandosi con la crisi adolescenziale (mai come in questo caso equivalente alla capacità di “scelta”, come nell’etimologia del termine), con la rielaborazione collettiva del lutto e con la speranza che mantiene vivido il sentimento della cooperazione tra esseri umani.
Il cinema di Fien Troch è intimo e di dettaglio, talvolta sfilacciato e perso in tanti sottogeneri diversi, capace di arrivare però al cuore delle cose senza renderle subito visibili, ma con il sottile espediente dello svelamento graduale e della poetica allusione.