Nel futuro anche l’orgasmo sarà un privilegio. Stephen Sayadian anticipa, probabilmente in maniera inconsapevole, l’epidemia da AIDS che nel corso degli anni Ottanta invaderà gli Stati Uniti, mettendo in scena l’industria pornografica in un mondo post-apocalittico in cui il 99% dell’umanità non può più provare piacere, perché il sesso fa ammalare.

Il film immedesima gli spettatori negli occhi di chi guarda, ovvero i "sesso-negativi" e mai in quelli di chi compie l’atto. Impossibilitato dallo schermo e dalle mura cinematografiche a copulare, lo spettatore non può far altro che accompagnare gli obbligati voyeur ad assistere alle esibizioni che scandiscono il programma notturno del Café Flesh, locale in cui i “sesso-positivi” si accoppiano con fantasiose coreografie.

Direttore artistico di “Hustler”, la nota rivista pornografica ideata da Larry Flint, Sayadan (sotto lo pseudonimo di Rinse Dream) dirige il suo secondo lungometraggio dopo il clamoroso flop di Nightdreams (1981). Café Flesh racconta il porno attraverso il porno, lo fa con un’estetica punk e acida dove gli atti sessuali si alternano ai volti di chi è dall’altra parte. Non soltanto una privazione della sessualità costretta dal non precisato evento post-atomico, ma anche un'auto-imposizione del puritanesimo da scardinare, un passo da compiere verso i limiti del pudore che, facendo viaggiare la mente interpretativa, può essere associato al sistema censorio dell’industria audiovisiva.

Al centro di Café Flesh è presente il ruolo dello spettatore nell’industria, siamo noi (guardoni cinematografici) che desideriamo costantemente passare dall’altra parte, ma che stando fisicamente reclusi in un luogo 'casto', dobbiamo accontentarci dell’esperienza “sesso-negativa” che viene alimentata in un desiderio costante di prodotto. Se è vero che la fame vien mangiando, anche quella voyeuristica dell’esperienza del consumatore aumenta con la fruizione. Quando l’esibizione si conclude con il compimento del coito, lo spettatore cinematografico, così come i frequentatori del Café Flesh, non può far altro che richiederne ancora, fantasticando sul prossimo bizzarro numero, sperando in un futuro di poterne farne parte.

L’amore per il cinema spinge Sayadan a mettere in scena il ruolo del divo attraverso Johnny Rico (Kevin James), star delle esibizioni che sconvolgerà il pubblico del Café Flesh con una performance memorabile. È il più dotato di tutti, il più richiesto dai locali e il “sesso-positivo” che maggiormente si porta dietro l’etichetta di leggenda. Sarà lui a sbloccare i desideri di chi vorrebbe varcare quella soglia che divide l’osservatore dal performer. Esattamente come un grande divo hollywoodiano, Rico è il polo attrazionale capace di far oltrepassare i limiti di chi, nascondendosi dietro l’evento nucleare, non si è più concesso al piacere sessuale, nonostante un continuo, palesato, desiderio.