Uno dei titoli più attesi della selezione dell’82esima Mostra del Cinema di Venezia era sicuramente Il mago del Cremlino di Olivier Assayas. Sia per le ambizioni dell’opera sia per la stringente attualità del tema politico che il film va a toccare. È vero che, sin dalla soglia iniziale, il regista francese si premura di scrivere che i fatti narrati seguono una narrazione fantasiosa, ma non possiamo ignorare il fatto che, seppure con delle variazioni, il film ci racconti l’ascesa al potere di Vladimir Vladimirovic Putin e la costruzione della sua Russia.
La storia ci viene raccontata dal punto di vista di Vadim Baranov (Paul Dano). Prima autore teatrale e poi rilevante produttore televisivo, Baranov diventa influente durante gli anni di Boris Eltsin in cui la Russia si lascia alle spalle l’Unione Sovietica e si ricostruisce sulla base di nuovi ideali che guardano alla liberalizzazione dei costumi e al neoliberismo occidentale. Baranov, insieme al suo capo e mentore Boris Berezovskij, decide che è tempo di un nuovo leader politico che possa essere controllato dai media. Il prescelto altri non è che uno sconosciuto Vladimir Putin (Jude Law), ex membro del KGB, disposto a scendere in campo per aiutare il suo Paese. È l’inizio dell’ascesa di un leader che cambierà la storia del suo Paese creando un regime imperialista travestito da democrazia.
Olivier Assayas pone il suo sguardo su uno dei politici più influenti del nuovo millennio ripercorrendo le tappe che l’hanno portato al potere. Il punto di vista principale, ovvero quello del suo braccio destro, servono per mostrare le modalità in cui quel potere è stato costruito. Il controllo della comunicazione, la manipolazione delle informazioni, la leva sulle ossessioni del popolo («con le masse si comunica solo con il kitsch», parafrasando le parole di Baranov) e sulla sua volubilità. Del resto, la grande mente comunicativa dietro l’ascesa putiniana viene proprio dal mondo televisivo e, in Italia, sappiamo bene quanto stretto possa essere questo legame.
Il mago del Cremlino è un film imponente non solo per la durata (156’), ma anche per la struttura narrativa che costruisce. Si sente fortemente la mano di Emmanuel Carrère nella stesura della sceneggiatura: siamo di fronte a un potente monolite romanzesco che divide per capitoli un racconto in cui tra dialoghi intensi e voci fuoricampo non siamo mai lasciati da soli con le immagini.
È una sceneggiatura quindi piena e pervasiva che, al tempo stesso, rappresenta la forza e i limiti dell’opera. Quest’ultima risulta così essere un film costruito attorno alla parola, a tratti dimenticando che il cinema – e il cinema di Assayas particolarmente – comunica anche e soprattutto attraverso le immagini. Il risultato è che il tutto possa risultare verboso, emotivamente freddo e un po’ troppo didascalico.
Ci saremmo forse aspettati una problematizzazione maggiore della figura di Putin e del suo operato politico. Non ci serviva certo questo film per capire che la politica si fa con il controllo della comunicazione, eppure non ci viene detto molto di più di quello che si può trovare in un libro di Foucault o in numerosi saggi di biopolitica del secondo Novecento. L’interpretazione stessa di Jude Law del leader russo non ci convince fino in fondo: misurata, composta, ma a tratti macchiettistica.
A livello tecnico siamo indubbiamente davanti a un film molto ben costruito, architettato e strutturato, ma era lecito attendersi qualcosa di più. Il mago del Cremlino cosa ci dice rispetto alle cose che già sapevamo sulla Russia di Putin e sul nuovo modo di fare politica? È davvero presente una riflessione su quello che oggi è il politico più influente del mondo oppure è prevalsa la paura di fare un discorso che andasse oltre il normale e imparziale ritratto?
Quello che è certo è che si esce dalla proiezione de Il mago del Cremlino con il mal di testa che giunge al termine della lettura di uno di quei tomi di cui riconosciamo la raffinatezza tecnica, ma che non ci ha scaldato nemmeno per un minuto. Solo che, in questo caso, stavamo guardando un film e non leggendo un libro.