Non è semplice sintetizzare il lavoro di Nelly Ben Hayoun-Stépanian, basato sulla compenetrazione fra prestigiosi istituti astronomici ed esibizioni artistiche di diverse nature, non ultima quella cinematografica. Il suo ultimo documentario, Doppelgängers³, si muove sui binari della multidisciplinarietà per immaginare la colonizzazione umana dello spazio secondo presupposti diversi dallo sfruttamento delle risorse di altri pianeti.
Per trattare questo tema la regista biforca la sua opera: da un lato sono presentati e intervistati un gran numero di specialisti, ognuno divergente a vario titolo rispetto a quello che ci si aspetterebbe dalla sua professione. Una progettista ambientale affascinata dal folklore dei nativi americani, un geologo produttore di vini o un’attivista armena propongono la loro visione sul futuro dell’umanità interplanetaria assieme a fisici teorici, astronomi e ingegneri, senza che sussista un regime gerarchico netto.
Parallelamente a questo ampio brainstorming, vediamo Nelly impegnata in una simulazione delle prime ipotetiche colonizzazioni lunari insieme e due sue alter ego, le doppelgängers del titolo, e le difficoltà che ne conseguono. Questo documentario racconta un presente e un futuribile complicati, sfaccettati e pluralistici ma mai in maniera contorta o circonvoluta. Le scene di intervista forniscono gli strumenti per comprendere lo spirito dell’esperimento senza che, conformemente allo spirito del film, alcuna conclusione venga nettamente fornita.
Doppelgängers³ pone più domande che risposte, si configura più come una fucina di suggestioni che come un videosaggio. La sfida concettuale è immaginare uno sviluppo pluriplanetario dell’umanità che sfugga alle convenzioni terrestri, concepire lo spazio come una possibilità sociale finora inesplorata e non come un’appendice di logiche nazionali.
Nella sua duplice veste di autrice e personaggio, Nelly non può quindi che proliferare, rendere cioè copresenti le sue manifestazioni intentate, in accordo coi più celebri assunti della fisica quantistica, ma al contempo abnegare, sacrificando la traiettoria suggerita dalla propria storia individuale.
Infine, lo stile visivo e narrativo di Doppelgängers³ è brioso e colorato, memore della più ottimista produzione psichedelica del secolo scorso, e aggiunge quindi un ulteriore livello ludico a un documentari divertito e ampio, che farà certo la felicità degli spettatori più curiosi e inclini a lasciarsi stimolare.