La prima immagine di vita che abbiamo ne L’era d’oro è Lucy nella vasca da bagno, una scena intima, come tutto quello che stiamo per vedere. Lo spettatore ha il privilegio di assistere a un momento privatissimo: la nascita di una bimba.

Ci facciamo occhio invisibile e discreto per infiltrarci nella vita di tre donne, le stesse tre donne con cui la regista, Camilla Iannetti, aveva girato il suo mediometraggio Uno due tre (2017). La documentarista presenta a Visioni Italiane questo ideale seguito, suo primo lungometraggio, e torna a mostrarci la quotidianità di Roberta (la madre), Lucy (la sorella maggiore) e Danny (la sorella minore).

Vediamo subito una Tesco: siamo in Inghilterra. Qui, come in molti altri momenti del film, è lo spettatore che dovrà raccapezzarsi, è il prezzo da pagare per la voce, giustamente, assente della regista. Lucy si è trasferita per provare a fare musica ma è rimasta incinta e così vanno ad aiutarla la madre e la sorella. Nella prima parte ci caliamo nella vita degli italiani all’estero, anche la madre ha vissuto lì a lungo. Sentiamo una lingua sfumata tra l’inglese e il palermitano, le continue videochiamate e una vita divisa tra due luoghi familiari ma che sono sempre vissuti a metà.

Nasce Futura, torniamo a Palermo. Il padre della bambina vive qui e Lucy non può più permettersi di continuare gli studi, lascia momentaneamente anche la musica. Nella terra natia ritroviamo tutte e tre, sovrastate dalle cose della vita: la ricerca di una casa e di un lavoro, accompagnate dagli uomini assenti e infruttuosi delle loro vite. Per loro ci sono solo loro. Abbiamo la possibilità di osservare da vicino tre donne che hanno una fortissima propensione alla libertà personale e che sembra interferire con tutte le relazioni sentimentali e familiari. Vengono così messi in dubbio tutti i rapporti socialmente imposti: cosa vuol dire essere coppia? Cosa vuol dire essere madre o figlia?

Il film appare come un regalo per le tre donne, una capsula del tempo in cui potranno rivedersi. Possiamo percepire tutto l’affetto che è stato messo nella realizzazione, una tenerezza non posticcia, non sognante né idealizzante, solo reale. La situazione è difficile ma ci arriva solo il loro amore.

Lo spettatore silente segue tutto l’arco narrativo, non concludente perché la vita vera non lo è. Voyeuristicamente vorremmo vedere di più ma ci limitiamo a osservare queste donne vivere, mentre il tempo passa, scandito da un gatto e una bambina che crescono.