La piccola Amélie è un delizioso film d’animazione di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han al loro debutto cinematografico, che ha conquistato pubblico e critica nel rappresentare in modo fiabesco la vita di una bambina di appena tre anni, alle prese con la scoperta del mondo che la circonda.
La sceneggiatura, scritta dalle registe insieme ad Aude Py ed Eddine Noël, è un adattamento del romanzo autobiografico della scrittrice belga Amélie Nothomb La metafisica dei tubi, bestseller del 2000. Nothomb ambienta la storia tra la fine degli anni Sessanta e i primissimi Settanta, quando il padre diplomatico è in servizio nel Kansai giapponese. L’io narrante coincide con la neonata Amélie: prima è un “tubo”, cioè un organismo attraversato dai flussi vitali cibo-sonno; poi è un Dio silente che osserva il creato; infine, diviene una bambina che impara il significato di accogliere e perdere il mondo circostante.
Il film di Vallade e Han traduce delicatamente questa piccola epifania sulle origini della coscienza umana in una coreografia di colori per farci sentire e vedere il punto di vista della piccola Amélie. In questo senso, l’adattamento è fedele allo spirito del libro e insieme lo amplia, facendo del paesaggio urbano un palcoscenico sensoriale, olistico, con campiture tenere e nette, un disegno pulito ed ombre quasi acquerellate.
Presentato in première mondiale al 78° Festival di Cannes, vincitore del premio del pubblico al festival di Annecy e al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastian quale miglior lungometraggio europeo, il film è stato accolto con entusiasmo per la sua originalità visiva e narrativa, inserendosi in quella tradizione europea di animazione d’autore che rifiuta l’intrattenimento puro del blockbuster per cercare una forma di racconto più intima e universale.
È il Giappone raccontato attraverso i grandi occhi verdi di Amélie, una bambina con due fratelli, nata da genitori belgi, che ci conduce per mano nella sua psiche e nel suo realismo magico. I colori vivaci del film illustrano un paese che rivive con una qualità vivida e una particolare attenzione ai piccoli dettagli: il rosso degli aceri giapponesi, la superficie vellutata dei fiori rosa e il caldo bagliore delle lanterne tradizionali.
La figura chiave del film è Nishio-San, la governante della famiglia assunta dal padrone di casa Kashima-San. Nishio-San introduce Amélie alle meraviglie dei tranquilli fiumi e delle valli che costeggiano la sua casa, alla cultura e alla storia giapponese, consentendo al film anche di riflettere su come la sua famiglia sia chiaramente implicata nella sistemazione postbellica del paese, con il trauma della bomba atomica che costituisce una ferita ancora aperta.
Amélie, essendo naturalmente molto curiosa, pone domande e impara cose nuove, si interroga sul significato della vita, della morte, della tristezza e della perdita. Qualcosa di esistenziale aleggia sotto la superficie giocosa, esemplificato dalle ombre blu delle scene che colpiscono gli elementi più oscuri. Nei suoi brevi 78 minuti di durata, nel film le registe mettono a segno un attento gioco di equilibri che accosta al coming of age di una bambina temi straordinariamente intensi, riuscendo a sviluppare archi narrativi profondamente toccanti attorno a questi concetti filosofici, senza mai cadere nell'intellettualismo.
Insieme alla sua contagiosa tenerezza, La piccola Amélie offre con delicatezza alcune verità e morali elevando a una celebrazione di profonda bellezza anche i ricordi, rendendo questi piccoli momenti eterni e universali.