Tutto quello che per la società borghese è inconfessabile e da nascondere sotto il tappeto Annie Ernaux l'ha reso letteratura. Classe 1940, premio Nobel nel 2022, Ernaux ha sparso nei suoi libri il racconto di una vita, la sua: le umili origini e il desiderio/senso di colpa di distaccarvisi (Il posto, Una donna, La vergogna), le prime mortificanti esperienze sessuali (Memoria di ragazza), l'aborto clandestino ai tempi dell'università (L'evento), le trappole sessiste del matrimonio (La donna gelata), il rapporto eccitante di sottomissione a un uomo sposato (Passione semplice, Perdersi), la relazione con una persona di trent'anni più giovane (Il ragazzo).
Non lo ha mai fatto con impudicizia o sfrontatezza, o al contrario con la mediazione dell'autofiction alla Emmanuel Carrère, ma con sguardo da etnologa – e verrebbe da dire da entomologa, che osserva dall'alto un piccolo insignificante insetto – di se stessa. Percependosi come oggetto sociale qualunque, influenzata dalle teorie di Pierre Bourdeau, e utilizzando una scrittura dritta e implacabile, si è fatta sia prototipo della sua generazione (come nel suo unico libro “compendio” Gli anni), sia generale e collettiva.
Proprio per questo, è interessante vedere in Scrivere la vita - Annie Ernaux raccontata dalle studentesse e dagli studenti di Claire Simon quale possa essere la ricezione delle sue opere presso studenti liceali sparsi sul territorio francese, fra città e piccoli centri. Simon dà per scontata la conoscenza e la rilevanza di Ernaux in chi guarda – rischiando in parte di rendere il suo documentario materia per iniziati – e affida il racconto direttamente alla fruizione dei suoi scritti, fra letture ad alta voce, commenti individuali e discussioni di gruppo fuori e dentro le scuole.
Temi fondanti della poetica di Ernaux, come la stratificazione sociale e il vissuto femminile, risuonano in modo potente e dissonante fra le classi (in tutti i sensi): i figli di borghesi vi riconoscono la vita dei nonni e i discendenti di immigrati il loro presente, gli studenti maschi restano discostati emotivamente da quelle storie di ordinaria tragedia femminile e le studentesse chiedono loro perché non riescano a immedesimarsi, perché la storia degli uni sia considerata universale e la loro ancora particolare.
Simon, molto attenta a questi aspetti come già nel suo lavoro più celebrato, Notre corps, ma anche interessata da sempre alla questione dell'educazione (ad esempio nel suo penultimo lavoro Apprendre), adotta similmente a Ernaux uno stile piano ed espositivo, tutto affidato ai soggetti davanti alla macchina da presa. Se però Ernaux risulta sempre stilisticamente in levare perché chirurgica ed esatta, Simon procede per somma di impressioni e sensazioni, restituendo un ritratto accorato e devoto non solo di una scrittrice da lei (intuiamo) amata, ma anche delle persone che ascolta con pazienza e non vuol lasciar andare, come la forse nuova Annie del finale.
Ernaux è stata molto sui grandi schermi negli ultimi anni, fra gli anni '60 di La scelta di Anne – L'Événement di Audrey Diwan, tratto da L'evento, e gli anni '70/'80 di Les années Super-8, raccontati da lei stessa e dal figlio David Ernaux-Briot a partire dai filmati di famiglia. Un salto al presente non era in effetti una cattiva idea.