Liberamente ispirato da un fatto di cronaca di fine anni Ottanta, Nessuno lo sa racconta di quattro bambini abbandonati a loro stessi in un appartamento di Tokyo. Solo il maggiore, il dodicienne Akira, è regolarmente registrato mentre gli altri tre devono perfino rimanere nascosti da vicini e autorità. Nonostante le periodiche rassicurazioni a distanza della madre, appare sempre più evidente che lei non abbia nessuna intenzione di tornare dai figli e che toccherà al solo Akira provvedere ai fratellini.
Hirokazu Koreeda scrive e dirige un racconto sulla negazione dell’infanzia e la marginalizzazione attraverso uno sguardo oggettivo, debitore del suo passato come documentarista. La regia è scarna e minimale, lascia che il racconto si esplichi da sé senza enfatizzarlo. Il punto di vista non è infatti quello giudicante dello spettatore adulto, ma quello partecipe del giovane Akira. Abituato alle responsabilità di un genitore, per lui l’infanzia è un concetto puramente anagrafico e l’autosufficienza un obbligo.
Ci sono momenti in cui si comporta come un comune ragazzino della sua età, pensando ad esempio a giocare ai videogiochi coi coetanei, e subito il breve stacco dal dovere si infrange malinconicamente contro la necessità. Difficile definirlo un racconto sull’abbandono, proprio perché i bambini protagonisti non sembrano viverlo come tale.
Già dal titolo, l’opera di Koreeda si concentra piuttosto sulla mancanza di comunicazione. Non solo fra il mondo degli adulti e quello dei bambini, anticipando quindi il meraviglioso L’innocenza, ma anche fra i quattro fratelli e i loro coetanei. Man mano che le condizioni di vita dei protagonisti va deteriorando, vari personaggi entrano in contatto con la famiglia senza tuttavia imprimere un cambiamento significativo.
Adolescenti annoiate, commessi empatici e presunte passate fiamme della madre si avvicendano fugaci, suggerendo retroscena sul passato della famiglia quanto confermandone l’isolamento: nessuno sa, ma soprattutto a nessuno importa davvero. Nessuno lo sa è il primo di una serie di fortunati lungometraggi che Koreeda dedicherà all’infanzia e al più ampio tema della famiglia.