La consapevolezza dell’assenza di Marjane Satrapi nel mondo è un fatto surreale. Lo è così tanto che, a pensarci, la prima sensazione avuta dopo la notizia della sua scomparsa  è lo straniamento. Perché pare impossibile che lei non ci sia più. Non sembra vero, non è reale. Eppure.

Il 20 febbraio 2023 è la giornata che la cittadinanza bolognese ha ricordato con molto affetto, cioè quando Marjane Satrapi si trovava a Bologna in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’università. Fu una giornata ricca di avvenimenti, con la consegna del Sigillum Magnum (massima onorificenza dell’ateneo), la sua lectio magistralis intitolata The Freedom of Mind nell’aula magna di Santa Lucia e una proiezione di Persepolis (2007) introdotta dalla stessa Satrapi al Cinema Lumière.

Chi scrive ricorda benissimo Marjane Satrapi dopo la presentazione di Persepolis. L’autrice era da sola, fuori dalla sala Mastroianni e sembrava lievemente affaticata. Fu dapprima raggiunta da un giornalista di una televisione locale, poi da una figurina piccola e anonima che teneva in mano un pennarello e l’edizione integrale del graphic novel Persepolis. In uno stentato inglese che non le apparteneva, la figurina la ringraziò e aggiunse quanto la sua opera l’avesse ispirata, una di quelle frasi che suonano un po’ superficiali e che si dicono quando si è emozionati o quando non si sa bene che cosa dire per paura di apparire fuori luogo.

Marjane Satrapi ringraziò a sua volta, firmò il libro e la abbracciò con molto calore. Il pensiero più sciocco che venne in mente alla figurina fu “Marjane Satrapi mi sta abbracciando ed è alta come me”. La figurina, tutta elettrizzata, grata, e incredula, pensò anche che sicuramente un’opportunità del genere non si sarebbe più ripresentata per molto tempo. D’altronde Marjane Satrapi viveva e lavorava in Francia e le probabilità di avere altre occasioni per sentirla parlare sarebbero state estremamente basse. Ora quella figurina, che è anche chi sta scrivendo queste righe, sa che quelle probabilità non possono esserci più.

Marjane Satrapi era una, ma era anche mille. Una e riconoscibile, per il suo volto reso iconico dai folti capelli neri, rossetto rosso e un neo al lato del naso. Una e da sola in esilio (auto)forzato compiuto con le proprie forze dall’Iran all’Europa. Una, la voce (alta) in rappresentanza del popolo iraniano. Una e unica, la sua vasta cultura trasmessagli dai genitori laici, progressisti e moderni. Una, la sua opera più conosciuta, proiettata, condivisa, Persepolis. Una, poi diventata metà del suo compagno di vita Mattias Ripa. Una, l’ultima fatica dopo la morte del marito, la Fondazione per il Cinema Mattias e Marjane Ripa-Satrapi, per avviare giovani studenti stranieri allo studio del cinema all’Accademia di Belle Arti di Parigi.

Mille per i molteplici aspetti della sua persona e del suo lavoro: pochi sanno che, ad esempio, fu opinionista per il New Yorker illustrando con frequenza irregolare piccole storie a colori come I Don’t Want to Stop Smoking (2005), una taglientissima ode al rifiuto di smettere di fumare, Defending my Country (2005), un paragone diretto tra Iran e Stati Uniti, o Bird Flu (2005) relativa a un episodio di vita quotidiana in cui si trova a voler acquistare, senza successo, un sandwich al pollo durante l’epidemia di influenza aviaria.

Oppure che si ispirava a tanti suoi contemporanei per le sue opere (David B. del quale adottò lo stile). E ancora che aveva coniato un personalissimo termine per il suo cinema in bianco e nero, quale “realismo stilizzato”, le cui influenze derivano direttamente dall’espressionismo tedesco e dal neorealismo italiano.

Il senso di straniamento iniziale deriva proprio da questo: non si sa quale delle mille Marjane Satrapi non ci sia più. Dovessimo sceglierne una, quanto sarebbe banale dire che non c’è più “la fumettista”, “la regista”, “l’attivista”? Era solo una di queste cose? Era una delle mille? Per cancellare questa brutta sensazione non ci resta che scegliere la continuità della sua esistenza attraverso la sua voce, senza curarci delle singole etichette. Mille e una Marjane Satrapi possono esistere benissimo.