Della pós-retomada brasiliana, iniziata nei primi anni del Duemila dopo un graduale e faticoso risanamento dell’industria cinematografica avvenuto nella decade degli anni Novanta del secolo scorso, certamente Kleber Mendonça Filho è l’autore più rappresentativo. Il nuovo corso brasiliano non ha un manifesto programmatico, se non che il cinema ha puntato molto sui blockbuster e diversi registi hanno riabbracciato l’aspetto socio-civile, sulla falsariga del Cinema novo.

Mendonça Filho, autore di un cinema Bigger than Life, come attestano i suoi lungometraggi da Aquarius (2016) a L’agente segreto (O agente secreto, 2025), è su questa seconda linea. Il suo è uno sguardo permeato dalla cinefilia e un atteggiamento profondamente critico verso il presente e in parte nostalgico per il passato del Brasile. Stilisticamente non ha nulla di affine al Cinema novo, poiché la sua carriera è molto più simile a quella dei giovani turchi dei Cahiers du cinéma, avendo iniziato anche lui come critico.  

Però nella sua filmografia c’è un film che, in un certo qual modo, è filiazione con un regista della Nouvelle vague brasiliana. Bacurau (2019), quarto lungometraggio del regista pernabucano, recupera certe atmosfere western di Antonio das mortes (O Dragão da Maldade contra o Santo Guerreiro, 1969) di Glauber Rocha. Ironicamente, ambedue a distanza di cinquant’anni hanno vinto al Festival di Cannes: Mendonça Filo il Premio della giuria, Rocha il Premio per la regia.

Ambientati tutti e due in piccoli villaggi contadini situati nel selvaggio e incontaminato Brasile, sono storie di rivalsa, di ribaltamento dello status quo. Gli sfruttati si coalizzano e si rivoltano contro il padrone. Se in Antonio das mortes contrattano un killer prezzolato, in Bacurau sono gli stessi abitanti che si armano e fanno opera di repulisti degli invasori.

La differenza è che il film di Mendonça Filho è un’opera di duplice contaminazione. Sullo sfondo geografico ed etnico brasiliano (Pernambuco) inserisce modalità sceniche da western moderno e una storia distopica. La vicenda si svolge nel fittizio villaggio di Bacurau (nome desunto dall’ultimo autobus notturno di Recife) in un futuro prossimo.

Avvenire anch’esso metaforico, perché le vessazioni narrate altro non sono che una estremizzazione fantascientifica di ciò che accade già in Brasile. La svendita, da parte della politica, di ampie parti rurali, dopo averle sfruttate, a compagini straniere. In questo caso un feroce gruppo di killers ultra tecnologici che vogliono uccidere gli abitanti divertendosi, come se fosse una caccia all’uomo.

Visione critica anche riguardo le stesse differenze etniche che ci sono nel Brasile. I due killer in motocicletta inviati a perlustrare la zona, sono del sud, la parte del Paese più ricca e industriale. Di carnagione bianca, rappresentano il ceto benestante, rispetto ai neri o ai meticci che rimarcano le loro origini di schiavi deportati o indigeni. La prossimità con il film di Glauber Rocha, però, si ravvisa particolarmente nella resa finale, tra tese carrellate nel paese e violente fucilate che spappolano i corpi.