April Come She Will è il primo lungometraggio diretto da Tomokazu Yamada, nonché terzo e ultimo film distribuito da Dynit e Adler Entertainment all’interno della rassegna “I love Japan”: tre film precedentemente inediti in Italia, tutti mélo romantici mainstream che in patria hanno incassato bene. Gli altri due titoli, Let Me Eat Your Pancreas e Your Eyes Tell, sono firmati da autori di consolidata esperienza nel genere, con una lunga carriera di storie teen e young adult alle spalle.

L’esordiente Yamada invece adatta un romanzo con personaggi leggermente più adulti dello standard (nel film sentimentale medio giapponese i protagonisti stanno finendo o hanno appena finito il liceo) portando un po’ di freschezza a un genere esploratissimo. April Come She Will racconta del giovane medico Shun, la cui compagna Yayoi scappa senza lasciare traccia poco prima del loro matrimonio, in concomitanza con l’arrivo di una lettera da parte della ex fidanzata di Shun, Haru.

L’intreccio si sviluppa su tre piani temporali distinti: la relazione con Haru, il fidanzamento con Yayoi e la ricerca della compagna scappata. Il tema dominante è l’amore dato per scontato, lasciato stagnare per sciatteria. Essendo poi perlopiù le esperienze passate, raccontate tramite lettere e fotografie, a far crescere emotivamente Shun, l’opera ha un ritmo molto lento e altrettanto riflessivo.

Nondimeno rimane un film dominato dalla sua componente visiva, che affida il trattamento del tema all’atmosfera fotografica o ad un tramonto piuttosto che al dialogo. Il ciclo delle stagioni e la scansione del calendario sono d’altronde elementi ricorrenti di tutta l’arte giapponese, e anche qui il clima racconta più sui personaggi rispetto alle loro stesse parole. Il passaggio del tempo, infine, si pone simbolicamente in contrasto con la fissità dei ricordi cristallizzati in fotografie e lettere, esplicita la necessità di rinnovare costantemente un amore che altrimenti finirebbe idealizzato.

Ci sono poi diversi stilemi tipici del mélo giapponese: la presenza costante della voce narrante, dialoghi scanditi e sussurrati, l’assoluto predominio del ragionamento sull’azione. La principale anomalia rispetto al genere è certamente raccontare il disincanto in una relazione, puntando meno sulla tenerezza o su amori totalizzanti e ottenebranti, per cui April Come She Will risulta meno infantile della media.

A conti fatti, Yamada dirige un esordio manieristico e decoroso sulla difficoltà di credere ancora nell’amore e sulla consapevolezza di coppia, una buona occasione per interfacciarsi con un genere che può risultare ostico ai neofiti occidentali. Un plauso quindi alla distribuzione italiana e nello specifico a questa piccola rassegna. Nelle sale nipponiche non passano solo Miyazaki o Kore’eda, e non è scontato avere l’occasione per confrontarsi con prodotti mainstream di una cultura, cinematografica e non, sempre più esplorata.