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“Estate ’85” e la malinconia della memoria

Al suo diciannovesimo lungometraggio, François Ozon approfondisce il discorso sul rapporto tra realtà e finzione (Nella casa) e sull’importanza del racconto come chiave di comprensione della realtà (Frantz), ma si addentra con più ambizione nella matrioska della meta-letteratura. Mescolando ricordi personali a una fiducia incrollabile nella capacità affabulatoria della settima arte, Ozon firma un’opera profonda, tanto teorica quanto emotiva, in grado di farci emozionare e di scaldarci al malinconico sole della memoria, ricordandoci che “la sola cosa che conta è riuscire in qualche modo a sfuggire alla propria storia”. Ovvero vivere.