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“Motor City” tra linguaggio del corpo e cliché di genere
Quattro anni dopo l’esordio con Old Henry, western crepuscolare con un Tim Blake Nelson in grande spolvero, Potsy Ponciroli ritorna al lido di Venezia nella sezione Spotlight per presentare un ambizioso revenge movie caratterizzato dalla quasi totale assenza di dialoghi. La prima sequenza vorrebbe infatti delineare il tono dell’intero film, con i personaggi che combattono a ritmo di musica e si esprimono usando unicamente il linguaggio del corpo.
(Anti)mitologia della Frontiera. “Old Henry” e il western psicologico
Old Henry è un western dalla forte componente drammaturgica, improntato alla messa in scena della psicologia dei personaggi. Si inserisce così nella tradizione del western che si siede sul lettino dello psicanalista, in voga fin dagli anni Cinquanta, e soprattutto demitizza la Frontiera, dipingendo un West nerissimo e violento in cui la mitologia degli eroi va a braccetto con la sua decostruzione (non a caso, è ambientato nel 1906, quando l’epopea della Frontiera si avviava verso la sua conclusione): un percorso intrapreso dal cinema western fin dagli anni Sessanta, e che trova forse l’espressione definitiva nel capolavoro Gli spietati (1992) di Clint Eastwood, un film con cui il nostro sembra avere una certa parentela.