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“L’uomo nel bosco” speciale II – L’alternativa misericordiosa
Come nel Cielo brucia di Petzold, anche qui il protagonista assonnato è troppo preso dal proprio mondo per vedere la catastrofe planetaria in atto, ma piuttosto che ambientale qui la catastrofe è morale: è il vuoto d’amore che non si vuole riconoscere e che si cerca di colmare, per mascherarne la natura. In un estremo atto lirosofico, attraverso la finzione cinematografica, Guiraudie offre un’alternativa gratuita, misericordiosa, al proprio eroe riconnettendo verità di ragione e conoscenza d’amore.
“L’uomo nel bosco” speciale I – La forza del desiderio
Come nel precedente, Lo sconosciuto del lago (2013), il bosco si fa custode dei segreti, delle pulsioni vitali e mortifere dei personaggi. I rappresentanti dell’ordine costituito vagano in cerca di risposte, occultate da una natura complice dei più atroci delitti. Bisogna morire e lasciarsi morire per poter rinascere, come i simpatici funghi che gli abitanti raccolgono incessantemente, unici testimoni, rivelatori di morte, ma simboli di vita e di trasformazione.
“L’innamorato, l’arabo e la passeggiatrice” e la coazione a ripetere
La filmografia di Alain Guiraudie è caratterizzata dal binomio tra concreto ed inconscio, capace di tenersi in sospeso tra le due “soluzioni”. Ne L’innamorato, l’arabo e la passeggiatrice si (ri)presentano le caratteristiche del suo cinema: l’erotismo, la dimensione del sogno che consente alla temporalità di mantenersi indefinita, spesso priva di segni identificativi, i rituali scanditi da atti sempre uguali che trasformano i personaggi in pedine.