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“Tonya” e il lirismo grottesco
Sostenuto da ottime prove degli attori (in particolare una Margot Robbie imbruttita nella parte della protagonista e Allison Janney, che per il ruolo dell’orribile, seppur sinistramente divertente, madre ha conquistato un oscar), Tonya incrocia diversi generi, saltando tra il mockumentary, il drammatico e la commedia, per poi nella seconda parte virare decisamente verso il grottesco, tanto da ricordare per certi versi Fargo dei fratelli Coen (freddi sobborghi e criminali talmente stupidi da diventare comici), con la differenza che qui i fatti esposti sono veramente accaduti. È più che apprezzabile poi il fatto che il film non cada nella trappola tipica di molti biopic, ovvero fare un ritratto troppo indulgente della protagonista. Tonya è rozza, volgare e spesso sgradevole. È sicuramente una vittima della madre e del marito, ma lo è anche di se stessa, della sua superficialità e delle sue scelte sbagliate.