Il cinema americano, con il suo accattivante charme narrativo e registico, oltre al seducente Star System, ha frequentemente ammaliato sceneggiatori e registi italiani. La cinematografia nostrana trabocca di pellicole che hanno adottato, con alterni risultati, quei codici. A volte con delle interessanti contaminazioni, come ad esempio Riso amaro (1949) di Giuseppe De Santis che mescola il neorealismo con il noir e i tecnicismi hollywoodiani. Ma più che De Santis, autore di un cinema poderoso nella messinscena e spiccatamente socialista nei contenuti, più efficace nel reinterpretare quegli stilemi yankee fu Pietro Germi.

Con In nome della legge (1949) raccolse le suggestioni western fordiane unendole alle tematiche neorealiste, rappresentando la riarsa Sicilia di affamati contadini e crudeli mafiosi come se fosse una storia mitica della Monument Valley. Neorealismo che Germi fuse anche con la forma del poliziesco sin dal “metafisico” esordio con Il testimone (1946), passando per il più cupo Gioventù perduta (1948) e giungendo a La città si difende (1951), vero B-Movie all’americana.

Per Germi la scelta del poliziesco non era soltanto un ghiribizzo cinefilo ed estetico, ma un funzionale espediente narrativo per avviare un’indagine sulla società italiana post guerra. Eccellente in questo caso Un maledetto imbroglio (1959), che prende dallo stratificato (linguisticamente e strutturalmente) romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda soltanto il protagonista e l’intelaiatura della trama investigativa per fare una spietata ricognizione sulla borghesia e il proletariato.

Nei credit di Contro la legge (1950) di Flavio Calzavara Pietro Germi appare come co-autore del soggetto assieme a Giuseppe Mangione e Calogero Marrocco. E questo chiarisce alcuni spunti avvincenti, molto germiani, che si intravedono in questo poliziesco autoctono. Sceneggiato successivamente da Guglielmo Santangelo, Giuseppe Mangione e lo stesso regista, Contro la legge è un detection movie ambientato nella città di Roma, ancora incerta – economicamente e moralmente – dopo la fine della guerra. Protagonista è Marcello Curti (Marcello Mastroianni), un rampante e bel giovane che vuole dare una svolta alla sua vita fatta di stenti attraverso lo spaccio di soldi falsi.

Un giovane e innocente – il rimando al film di Alfred Hitchcock non è casuale – che è una variazione – edulcorata –  di Stefano (Jacques Sernas) di Gioventù perduta. Arrestato per omicidio, da questo crimine parte l’indagine della polizia che setaccia gli ambienti che ha frequentato Marcello e le persone che si sono relazionate con lui. Da un lato l’investigazione portata avanti dal poliziotto Tremolino (Paolo Panelli), figura ridanciana del plot, dall’altra dallo stesso coriaceo Ispettore (Tino Buazzelli), che in maniera sorniona interroga i sospetti. Due abbozzi di agenti che nelle caratteristiche anticipano il maresciallo Saro e il commissario Ingravallo di Un maledetto imbroglio.

Quello che però manca a Contro la legge, circoscrivibile nel genere B-movie, è un’analisi più approfondita di impronta neorealista. L’indagine rimane soltanto poliziesca, con tutti i topoi del caso. Ambienti e personaggi non sono giudicati (sinonimico di analizzati) come facenti parte di una realtà abbrutita e amareggiata dalla guerra, come appunto ha perpetuato Pietro Germi in particolare con Gioventù perduta, ma restano calchi dell’originale americano.

Si avverte che c’è stato uno smussamento narrativo dell’idea originale, ed è stato conservato soltanto lo scheletro poliziesco della vicenda. A cui si aggiunge una corretta regia artigianale di Flavio Calzavara che però non è capace di rendere tangibile il movimentato narrato. Questo certamente può spiegare perché l’anno seguente Germi realizza l’adrenalinico La città si difende, corale racconto poliziesco con una più pregnante osservazione sociologica.