Se la satira può essere riconosciuta come una degli strumenti più efficaci al fine di rappresentare le tragiche implicazione della società capitalista, Radu Jude si sta affermando in maniera sempre più decisa come uno dei più lucidi narratori del mondo contemporaneo. L’ultimo lavoro del cineasta rumeno scaturisce dalla medesima poetica della trasgressione che ha animato le opere precedenti, riproposta questa volta in una forma ancor più atipica, astratta, ma ugualmente feroce nel suo attacco all’ordine delle cose.
Concepito con il supporto del filosofo Christian Ferencz-Flatz come un video saggio assemblante una lunga serie di spot pubblicitari diffusi nella Romania post rivoluzionaria, questo ennesimo impeto goliardico di Jude trascende (di nuovo) le convenzionali regole della costruzione filmica. Con un approccio distaccato, quasi catalogante, la costruzione del senso si raggiunge tramite l’accostamento e la selezione di oggetti mediali realizzati a fini promozionali e qui decontestualizzati, messi a nudo e ridicolizzati nella loro banalità.
Eight Postcards From Utopia è un compendio dell’audiovisivo pubblicitario, suddiviso in otto capitoli (più un epilogo) che si concentrano su differenti atteggiamenti di persuasione attuati dall’industria dell’advertising televisivo. Un accumulo consequenziale di stimoli, presentati senza una manipolazione del materiale al fine di suscitare, retoricamente, una ricezione critica di quanto mostrato.
La qualità tecnica scadente dei materiali video proposti, la totale assenza di una ricerca formale e il gusto, quantomeno dubbio, della moralità di certe trovate promozionali bastono a suscitare l’adeguato senso di amara ilarità che è negli intenti degli autori. Attraverso queste cartoline utopiche, Jude e Ferencz-Flatz non solo sbeffeggiano un immaginario grottesco, corollario di bruttezza e superficialità, ma estendono il loro sfregio anche alla moltitudine di menti che ne ha fruito, lo ha accolto e alimentato lasciandosene irretire.
È dunque un saggio sulla povertà culturale a cui può giungere una forma di creatività nel momento in cui viene completamente assoggettate ad un fine utilitaristico, ma anche e soprattutto una riflessione sulla sfera mediale in cui siamo immersi e sulla supina accettazione della volgarità a cui siamo stati disposti ad arrenderci. Una visione ilare e giocosa, ma anche difficilmente sostenibile nella sua interezza e proprio per questo polemica.
Eight Postcards From Utopia è un distillato di satira efficacissimo, che non cerca l’imposizione una morale, ma la stimola genuinamente costringendo il pubblico a misurarsi con l’oscenità. Un’oscenità diffusa e quindi socialmente metabolizzata, ma qui riproposta e visualizzata unicamente per quello che è. Uno specchio tristemente veritiero del reale, in tutta la sua agghiacciante banalità.