Torna in prima visione, restaurato, Eraserhead - il primo capolavoro di David Lynch. Il piacere di rivedere su grande schermo il magnifico esordio del cinema americano si affianca allo stupore destato dalla magnifica terza stagione di Twin Peaks, collegata in molti modi a quel momento iniziale di circa 40 anni fa. L'opera struggente di un formidabile genio, parafrasando Dave Eggers, ci permette anche di scartabellare nella critica d'epoca e in quella successiva, di cui qui forniamo un primo assaggio. 

Il primo mostro è - o sembra essere - il regista, David Lynch. Due teste: Eraserhead e Elephant Man. Così diverse l'una dall'altra, si dice in giro. E invece fino a oggi (privilegio e condanna del vivere e scrivere in quest'attimo...) i due film formano un campo meravigliosamente organizzato e coltivato e integrato, percorso da scambi (evidenti, o nascosti come il flusso di certe acque) che ne fanno un unico corpo ma soprattutto un'unica testa girevole, evidentemente a due facce (che si nutrono dello stesso cervello). [...]
Questo è l'inestimabile pregio di Eraserhead, che (come facilmente si è classificato Elephant Mancome film 'umanistico' di facile vena...) pure si sarebbe portati a definire classico film 'd'avanguardia' sulla linea degli incubi onirici alla Chien andalou. No, Eraserhead non ha nulla della facilità delle inversioni e invenzioni surrealiste, né della studiata figuratività espressionista. Come Elephant Man, si pone sotto il segno dell'ambizione cosmica, agitando e mostrando prima di tutto proprio lo spettro della generazione e della pro-creazione fantastica, il formarsi nel vuoto oscuro di un biancore che diventa forma, sostanza, incubo, elefante, gomma, materia qualsiasi.
Tutto il cinema di Lynch, in Elephant Man in modo più semplificato e paradigmatico e essenziale, in Eraserhead più polifonicamente e complessivamente, è il sorgere di forme che si scontrano, si spezzano, si suddividono, ne procreano altre, senza problemi quanto alla materia, sia essa carne o gomma.
Come ShiningEraserhead stupisce per la capacità di tener fede alla forma linguistica dell'inconscio senza dimenticare di comprendervi la follia ossessiva e lucidamente illuministica di tale stessa intrapresa, senza cioè abbandonarsi al mimetismo onirico. Eraserhead riesce in questo nonostante la fortissima connotazione fantastica di ogni immagine e di ogni inquadratura.
[...] Realistico e infernale rumore di una periferia cittadina, ma anche suono di fondo del mondo che ruota dentro il vuoto cosmico; un'orrenda disarmonia delle sfere che rompe la rassicurante e abituale omogeneità del suono filmico, eterno garante della riconoscibilità dei singoli oggetti cinematografici.
(Enrico Ghezzi, "Scena", n. 1, 1982)

La narrazione di Eraserhead è essa stessa il processo di creazione del narrato. Ciò viene rappresentato come una complessa relazione tra la volontà umana - per prima cosa la tirannia delle parole - e il processo involontario. La massa di materia animata che emerge da Henry senza che abbia alcuna diretta relazione con lui spiega questo atteggiamento di 'inevitabilità' pulsionale. [...] L'energia rilasciata dalla narrazione deriva dal processo involontario che spinge Mary X e Henry a liberarsi dalle proprie costrizioni. Il film, comunque, non riguarda Mary bensì Henry e la sua liberazione dai "pensieri torbidi e angoscianti" che Lynch ha descritto con queste parole. Eraserhead presenta l'inconscio come un correttivo a ciò che è "torbido e angosciante". Per quanto assurda la figura della donna nel radiatore possa apparire, l'unione di Henry con lei è il dono offertogli dal suo subconscio e rappresenta un contatto con la realtà che viene altrimenti oscurato da tutto ciò che 'cresce', anche in termini narrativi, intorno al protagonista. Noi possiamo comprendere ancora meglio Eraserhead se ascoltiamo la frase di Lynch sui "pensieri torbidi e angoscianti" nel contesto del senso narrativo mostrato nei film successivi e delle sue influenze primarie. Dobbiamo, cioè, concludere che egli si sta riferendo al lato oscuro delle forme linguistiche che rabbuiano importanti tratti della realtà di Henry. La struttura narrativa del film descrive così la doppia natura che tanto eccita Lynch. Da una parte, è una forma limitante, persino oppressiva. Dall'altra, ciò contiene - misteriosamente e paradossalmente - una forma di energia, incarnata dalla donna che danza, che produce una strana 'libertà' dentro quegli stessi confini.
(Martha P. Nochimson, The Passion of David Lynch, University of Texas Press, Austin 1997).


Meritando di essere considerato come un fenomeno oltre che come film, Eraserhead è radicalmente differente da The Rocky Horror Picture Show dal punto di vista del rapporto con il suo pubblico. Gli spettatori ridono abbastanza spesso, ma mai in maniera esagerata e senza alcuna traccia dello spirito di clan; e il film non diventa oggetto di un proprio rituale. Spogliato del suo culto, The Rocky Horror Picture Show non ha praticamente alcun interesse; con o senza i suoi fedeli partigiani e i suoi rari critici, Eraserhead è senza alcun dubbio un avvenimento decisivo per la storia del cinema fantastico. [...] I pensieri, le ispirazioni, i timori, le emozioni, le tentazioni, i deliri: una delle ragioni che fanno sì che Eraserhead ricordi così tanto Bataille, la sua estetica e poetica del disgusto, è la determinazione dell'artista a mescolare tutto [...]. In più, l'impatto del surrealismo su Lynch sembra essere stato decisivo - si pensi ai ready-made di Duchamp e al gusto di Buñuel per i sogni -, e infatti se il film può avere un modello ancestrale nel cinema (in opposizione a un modello ancestrale pittorico), questo è probabilmente Un chien andalou, sebbene certi stati emozionali (penso soprattutto all'orrore per il sesso, per la procreazione e la paternità che ha quasi un'aria ecologica) siano totalmente propri di questo film.
(Jonathan Rosenbaum, Eraserhead à New York. Un film-culte, "Cahiers du Cinéma", n. 19, 1981)