La vita durante il conflitto è il tema principale del film d’animazione In This Corner of the World, in competizione per il Platinum Gran Prize al Future Film Festival di Bologna. Il nuovo lungometraggio di Sunao Katabuchi, primo film prodotto dallo Studio Mappa, ha vinto diversi premi dell’animazione giapponese, superando titoli come A Silent Voice (anch’esso proiettato al Festival).

Kure è una città Giapponese, della prefettura di Hiroshima. Siamo nel 1944, durante la seconda guerra mondiale. Ed è qui che Suzu si trasferisce per sposare Shusaku Hojo. I due si sono incontrati da piccoli, ma il loro amore è nato durante la quotidianità della guerra.

Suzu è una ragazza nata a Hiroshima, maldestra e dolcissima, con una grande passione per l’arte del disegno. La sua nuova vita inizia con il matrimonio, e con la famiglia di suo marito. È nella sua nuova casa che impara cosa vuol dire cucinare con lo scarso cibo dato dalle razioni, o come conservare quel poco zucchero che rimane a riparo dalle formiche. Apparentemente si conduce una vita normale: si litiga per dei calzini, si pulisce casa, si mangia tutti insieme. Però c’è la guerra. Non ci sono più gelati o cocomeri, e l’unico modo per assaggiarli è disegnarli con il talento di Suzu. Non si può andare al cinema perché le sale sono riempite dai soldati sbarcati in città, e loro hanno la precedenza sui cittadini.

Quando guardano il mare con Harumi, la nipotina di sei anni, la bambina insegna alla protagonista come riconoscere le diverse navi militari che occupano il porto di Kure. Ma In This Corner of the World ha la capacità di rendere leggeri anche i momenti più drammatici. Ad esempio facendo cadere a terra il suocero di Suzu in pieno bombardamento aereo. Si pensa subito che sia morto, per poi scoprire tra le risate che aveva avuto semplicemente un colpo di sonno. O ancora ci viene da sorridere vedendo una piccola signora che offre una patata a Suzu, esclamando:“La mia casa è bruciata, ma almeno le patate si sono cotte”.

Tuttavia la seconda parte del film diventa più drammatica. La piccola Harumi muore a causa di una bomba esplosa, e la nostra protagonista perde la mano destra. La mano con la quale amava disegnare. Sino ad arrivare al 6 agosto 1945 e alla bomba atomica di Hiroshima. Il 15 agosto il Giappone si arrende e vediamo una Suzu disperata e furiosa, che non abbiamo mai visto. Piange e urla contro la loro resa. Non le sembra vero di aver sopportato tutto quel dolore invano:Io sono ancora qui, ho ancora un braccio e tutt’e due le gambe!”.


Il Giappone, come sappiamo, esce distrutto dalla bomba atomica e In This Corner of the World ce lo racconta in modo delicato, tramite dei personaggi disegnati e realistici, senza risparmiarci le atrocità  della seconda guerra mondiale. Vediamo come le persone ricostruiscono il loro mondo con dolore e pazienza. “La nostra battaglia è sopravvivere con qualsiasi cosa abbiamo”. Una battaglia vinta dai veri soldati della guerra: le persone “ordinarie”, che continuano a trascorrere le loro giornate cavandosela con ciò che gli rimane. “Devo rimanere forte. Gentile, ma forte”, è una delle ultime riflessioni del film. Durante la guerra la famiglia di Suzu ha imparato a trovare un motivo per sorridere, anche nella più profonda disperazione. Ha imparato che “è uno spreco piangere. Uno spreco di sale”.