Zhang-ke Jia torna a raccontare del suo Paese con Generazione romantica, stavolta sperimentando massicciamente con il linguaggio cinematografico. Attraverso l’epopea sentimentale tra Bin Guao e Qiao Qiao (interpretata da Tao Zhao, compagna d’arte e di vita del regista) vengono mostrati i significativi mutamenti della Cina nell’arco di una ventina d’anni. Si parte da Datong, città industriale e carbonifera, in dismissione all’alba del millennio per poi transitare nella contea di Fengjie, in pieno sconvolgimento ambientale per la costruzione della mastodontica Diga delle Tre Gole, e giungere infine nella ricca e moderna Zhuhai, piagata dalla pandemia di Covid.

Come già in Al di là delle montagne e I figli del fiume Giallo, Jia dilata l’arco narrativo di decenni e lascia che i suoi personaggi vengano assorbiti e rimodellati dal tempo. La particolarità di Generazione romantica rispetto ad altri lungometraggi dell’autore va rintracciata nella sua realizzazione. Tolta l’ultima parte, girata appositamente per l’occasione, il materiale di partenza è composto interamente da scarti e spezzoni di precedenti lavori di Jia, registrati su supporti diversi e assemblati in fase di montaggio.

Un taglia e cuci artigianale quindi, ma non solo. Intanto la necessità di amalgamare del materiale eterogeneo offre lo spunto per giocare con l’immagine e il linguaggio narrativo. D’acchito il continuo cambio di registro risulta disorientante, così come la tardiva focalizzazione sui protagonisti, ma l’autore si rivela comunque abile nel volgere questo spaesamento in cifra stilistica.

Solo in pochissime occasioni nel finale la sperimentazione sa di barocchismo fine a sé stesso. Generazione romantica offre a Jia un nuovo approccio alle tematiche ricorrenti del suo cinema, nonché la possibilità di riflettere sulla sua stessa filmografia e considerarla una fonte, più che una conseguenza, dei tempi che cambiano.

È anche un’operazione di auto-revisionismo che si concretizza ad esempio nella valorizzazione degli spettacoli per la classe operaia, scene che a posteriori testimoniano una Cina rurale in via d’estinzione, soppiantata da impersonali robot inservienti. Un approccio documentaristico e minimale, vicino al realismo sovietico, per cui il silenzio dei protagonisti è riempito dalla musica popolare in costante evoluzione e da proclami propagandistici che riecheggiano nelle strade, scandendo le epoche. Generazione romantica è infine un film impressionista, dominato da frammenti quasi autosufficienti: due amanti che si trovano, si lasciano e si ricercano da Nord a Sud.

Sullo sfondo una nazione assetata di modernità, dove sfera pubblica e privata si compenetrano, il tutto raccontato in poche pennellate attraverso le molte sfumature del cinema errabondo di Jia.