È inequivocabile la gioia del dolce far niente. Gli abitanti del pianeta di Il pianeta verde sono immersi nella quiete e nell’armonia pulsante, mantenuta in vita dalla profonda connessione tra i loro corpi e la natura, parti differenti di uno stesso organismo. La loro società si fonda sulla cooperazione e su un radicato rispetto per la vita.
Il film ha inizio con una idilliaca scena, che ci ricorda il paradiso da cui provengono le Margheritine di Vera Chytilova (1966), dove i personaggi sono immersi in mezzo al verde e al silenzio. Durante un raduno, gli abitanti discutono della possibilità di alcuni di loro di essere inviati su altri pianeti per osservare il comportamento delle altre popolazioni.
“Chi vuole andare sulla Terra?”. Nessuno risponde. Nessuno vuole andare sulla Terra. Il pianeta verde è un'opera satirica, dove il suo straziante umorismo è un vortice emotivo che si restringe e si allarga, confonde e trascina, la rotta è solo una: quanto siamo consumati dal consumismo? Professori d'ascolto e concerti di silenzio, telepatia e disconnessione, sono alcuni dei tratti che distinguono gli abitanti del Pianeta Verde. Se nelle più classiche narrazioni degli “alieni” i loro poteri hanno connotati negativi (distruttivi e pericolosi), gli abitanti di questo pianeta hanno poteri curativi, dove la loro superiorità è implicita nella loro autenticità.
Mila (interpretata dalla stessa Coline Serreau), che conosce poco delle sue origini in parte terrestri, decide di essere trasportata sulla Terra alla ricerca di esse. Si ritrova in un parco di Parigi, in mezzo all'inquinamento e agli escrementi di cane, dove il cibo è geneticamente modificato e dove le persone si odiano a vicenda. I suoi modi gentili, diretti e semplici la rendono immediatamente un’anomalia, una pazza lasciata per strada. È così che l’autrice analizza come il capitalismo ha reso la finzione e la performatività gli strumenti per sodomizzare la purezza e la semplicità. Mila utilizza i suoi poteri per evadere dai meccanismi terrestri, disconnette le persone per renderle meno “civilizzate”, più autentiche, le tramortisce per, in realtà, rinvigorirle.
Il film ricostruisce i malanni del mondo occidentale attraverso l’innocenza di Mila che ci accompagna a riflettere sulla società moderna, sul consumismo, l’inquinamento, il patriarcato e l’alienazione. Il pianeta verde è un manifesto ecologista, che fu inizialmente stroncato dalla critica, in quanto il suo messaggio fu etichettato come ingenuo e utopico. Con la crescente consapevolezza sulle tematiche ambientali, la sua visione si rivela tutt’altro che scontata. Il film si presenta oggi come un artefatto visionario, capace di riportarci con i piedi per “terra”, dissolvendo le nostre reticenze quotidiane e individuali, nel nome di un universalità ristoratrice. Ci afferra, spingendoci a desiderare villaggi ecologici dove ci si nutre di scambi autentici e genuinità preponderanti.
Al contrario dei personaggi, gli spettatori alla fine del film dovranno tornare sulla Terra: in mezzo alle loro città inquinate, dove la natura è incastrata sotto al cemento, imprigionati nelle strutture sociali in cui sono cresciuti.