Nel 1949, dal 24 al 27 settembre, si tiene a Perugia il Convegno Internazionale di Cinematografia promosso da un gruppo composto da Alvaro, Blasetti, Camerini, Castellani, De Santis, De Sica, Germi, Lattuada, Moravia, Pietrangeli, Rossellini, Soldati, Visconti, Zampa e Zavattini. Tra i partecipanti troviamo Barbaro, Ivens, Bessie, Barzman, Pudovkin, Sadoul e pure Galvano della Volpe.
Partecipa anche Paul Stansky che è lì perché ha diretto un film intitolato Native Land, ma soprattutto per sfuggire al maccartismo negli Stati Uniti. Diventerà famoso come fotografo col nome di Paul Strand. A presentarlo a Zavattini è Virgilio Tosi che Native Land l’aveva visto a un festival cecoslovacco e che, in quanto segretario dell’allora neonata Federazione Italiana Circoli del Cinema, conosceva bene Zavattini col quale aveva in programma anche alcuni progetti di sceneggiature. Tre anni più tardi i due (Strand e Zavattini) si troveranno a Roma alla trattoria Cucina emiliana dove concepiranno il progetto di Un paese (Einaudi, 1955), un libro che (scrive Marco Belpoliti su Doppiozero) segna “la fine del neorealismo passando dal campo del cinema a quello della fotografia, dopo essere transitato attraverso quello della letteratura (…)”.
I due non sono esattamente anime gemelle. “[R]ealismo non è la semplice registrazione delle cose viste da occhi spassionati” aveva dichiarato Strand a Perugia. E su questo sappiamo che Za aveva idee un tantino differenti. In più Strand non sapeva una parola d’italiano e Zavattini non una d’inglese. A fare da trait-d’union ci pensa Tosi che nelle lettere con Strand (conservate nell’archivio Tosi presso la Biblioteca della Cineteca di Bologna) usa prima il francese e poi un inglese “elementare”.
Ed è veramente il massimo che si potesse chiedere a un uomo che, per rovesci familiari, si era trovato costretto giovanissimo a cercare lavoro. E che a 16 anni, nel novembre del ‘42, era stato catapultato da Milano a Roma come segretario dell’Ente Teatrale Italiano (ETI). Nonostante i frenetici impegni, riesce a prendere la maturità liceale studiando con costanza da privatista. Come scrive il 4 febbraio 1944 all’amico di sempre, il regista Damiano Damiani, “latino e scienze naturali (chimica… la mia passione!) non le ho più da dare. (…) Ieri dunque ho dato questi esami: matematica (mica male), fisica (eheh così così), storia (eheh così così), filosofia (mica male)”.
Intanto finisce la guerra. Tosi scherza un po’ col teatro (in quanto segretario dell’ETI). Scherza a tal punto da entrare, assieme a Grassi, Apollonio e Strehler, nel primo comitato di gestione del Piccolo di Milano, la cui prima, storica locandina viene disegnata dall’amico Damiani, all’epoca illustratore e non ancora regista. Continua a gravitare intorno all’orbita della Settima Arte, sotto molteplici direttrici: sperimenta con le sceneggiature cinematografiche, assieme a Zavattini (come abbiamo detto), a Damiani e ad altri. È uno dei fondatori della Cineteca di Milano e resta segretario della FICC fino al ‘52. Quindi scopre la sua vera vocazione: il documentario scientifico (“chimica… la mia passione!”).
Il resto è storia nota.
Firma una cinquantina di documentari come Sincrotrone (1959), Radiazioni pericolose (1961), L’atomo in mare (1962), Le vipere (1975), Elogio dell’imperfezione – incontro con Rita Levi Montalcini (2000); un corto dedicato a Roberto Omegna (1974), suo diretto predecessore nel campo della cinematografia scientifica.
Scrive una serie di saggi sul cinema, su Il cinema prima di Lumière (1984), su Il linguaggio delle immagini in movimento (1986), sulla storia del cinema dal punto di vista della tecnica (Breve storia tecnologica del cinema, 2001). Pubblica anche un unico libro di critica cinematografica dedicato all’amico olandese, conosciuto a Perugia nel ‘49, intitolato Joris Ivens, cinema e utopia (2002). Gira un numero indefinibile di servizi per la Rai, per i programmi Tv7, Medicina oggi e Orizzonti della scienza e della tecnica.
Dopo anni di esperienza maturati dietro la macchina da presa, sale in cattedra per insegnare Storia del documentario al Centro Sperimentale, alla Sapienza, allo Zelig di Bolzano. Nato a Milano il 29 novembre 1925, Virgilio Tosi muore a Roma il 15 aprile 2023.
Il 29 novembre 2025 avrebbe compiuto cent’anni.
Grazie a Barbara e Giulia Tosi, figlie di Virgilio, il ricchissimo archivio cartaceo, i film e le fotografie, oltreché la collezione libraria di Virgilio sono stati donati alla Cineteca di Bologna nel luglio 2025. Si tratta di un fondo di estremo interesse che la Biblioteca della Cineteca si appresta a catalogare e rendere accessibile a studiosi e ricercatori.