Ogni volta che viene annunciata la realizzazione di un nuovo biopic musicale sorgono sempre tante domande e dubbi: gli attori protagonisti saranno fisicamente simili agli artisti in questione? Le canzoni saranno originali o cantante dagli attori? Verranno rispettati i desideri dei musicisti e delle loro famiglie? Il prodotto filmico soddisferà i fan?

Rich Peppiatt, sceneggiatore e regista di Kneecap, ha aggirato tutte questi problemi: gli attori protagonisti del film sono gli stessi membri della band, che cantano i propri brani e hanno partecipato allo sviluppo della storia, romanzando l’origine del trio hip hop.

Naoise Ó Cairealláin, Liam Óg Ó hAnnaidh e JJ Ó Dochartaigh - noti rispettivamente come Móglaí Bap, Mo Chara e DJ Próvaí - sono diventati, in questi cinque anni di attività, dei veri e propri simboli per i giovani interessati alla libertà della lingua gaelica del repubblicanesimo irlandese. Dunque, non potevano che essere loro stessi a narrare la folle storia di droga e proteste contro la corona britannica che li hanno portati ad essere una delle band più interessanti dell’attuale scena irlandese.

Il film suggerisce che il forte legame tra i Kneecap e la lingua irlandese sia in parte dovuto al fatto che il padre di Naoise, Arlo (Michael Fassbender) avesse fatto parte dei movimenti paramilitari repubblicani. Naoise e Liam sono dei piccoli spacciatori di Belfast ventenni quando incontrano JJ Ó Dochartaigh, docente di musica e attivista per il riconoscimento del gaelico come lingua ufficiale dell’Irlanda del Nord. JJ viene chiamato come interprete di lingua irlandese quando Liam, in stato di fermo nella caserma di polizia di Belfast, si rifiuta di parlare inglese; durante questo incontro JJ recupera il taccuino personale di Liam, dove il ragazzo abbozza dei testi; dopo il rilascio, l'insegnante contatta i due ragazzi per proporgli di fare musica insieme.

La trama si sviluppa poi lungo due piani: quello dell’ascesa musicale dei Kneecap e quello dell’ostracismo che la band riceve dalle autorità britanniche. Peppiatt costruisce questa storia ad un ritmo forsennato, quasi fosse un brano dello stesso trio, e lo fa con la consapevolezza di chi già ha avuto modo di collaborare con la band (regista del videoclip Guilty Coscience) e sa come tradurre in immagini lo spirito e i valori del trio. La visione di Peppiatt si unisce alla fotografia di Ryan Kernaghan e al montaggio di Julian Ulrichs e Chris Gill, regalando un perfetto connubio tra colori neon e brillanti e una narrazione incalzante.

Ricollocando il film all’interno del genere biopic, sorge un ultimo quesito: i Kneecap hanno una fanbase abbastanza grande e una fama tale da giustificare un film dedicato alla loro storia? Nuovamente, Peppiatt aggira il problema. Quest’opera non è fatta per celebrare un’artista già santificato, ma per rendere ben noti al pubblico le ragioni per cui band come i Kneecap esistono; questo film è innanzitutto una meravigliosa e pazza cassa di risonanza.