Nell’attuale panorama geopolitico internazionale, la figura del presidente americano Donald Trump risulta a tutti gli effetti la bestia nera attorno alla quale si polarizzano i maggiori conflitti di stampo politico-economico. La guerra in Ucraina, che pare si sia un tantino defilata dai riflettori mediatici rispetto a qualche tempo fa (lasciando spazio alla ferita palestinese e al recente attacco americano in Iran), continua in realtà ad ardere nel braciere bellico internazionale e la fredda e minacciosa figura di Vladimir Putin è sempre ben presente.
Il cinema sia nella sua forma finzionale che documentaria, prosegue inesausto a raccontare il contemporaneo socio-politico e le sue maschere di potere. Nel bellissimo e sottostimato The Palace di Roman Polanski, ad un certo punto vediamo sullo schermo di un televisore lo storico passaggio di presidenza da Boris Eltsin a Vladimir Putin, mentre ne Il mago del Cremlino (tratto dal romanzo di Giuliano da Empoli), Olivier Assayas ricostruisce, attraverso il linguaggio del thriller politico, l’ascesa dell’attuale presidente sovietico.
Putin è una lugubre maschera del potere che sarebbe raccontata benissimo in forma allegorica da Sokurov, ma spesso la realtà supera la fantasia (specie sotto il profilo terrifico) e ce lo dimostra il bel documentario di David Borenstein e Pavel Talankin, vincitore dell’Oscar 2026. Mr Nobody Against Putin, racconta l’ascesa del nazionalismo sovietico all’interno del sistema scolastico, come conseguenza dell’invasione in Ucraina avvenuta nel 2022. Il punto di vista è quello dell’insegnate russo Pavel “Pasha” Talankin, che lavora nella scuola di Karabash (considerata la città più inquinata al mondo), dove con una telecamera inizia a riprendere clandestinamente i mutamenti imposti dal regime all’interno del sistema educativo.
Il film è in gran parte girato in soggettiva, dando modo allo spettatore di aderire empaticamente allo sguardo di Talankin, osservando attraverso manifestazioni, parate e le lezioni di storia del docente Abdulmanov (inviato del Cremlino), la ferrea riformulazione del sistema educativo come specchio e riflesso del nazionalismo putiniano. Una forma di potere subdola che ostacola il pensiero critico. Al girato in soggettiva si alternano le confessioni dello stesso Talankin, che diventa un simbolo di resistenza silenziosa per i giovani studenti all’interno di un costrutto cittadino mortifero, in cui sotto i gas venefici si può ancora percepire l’arrivo di una nuova primavera.
Mr Nobody Against Putin è il tragico diario di un uomo qualunque, che con coraggio denuncia la follia nazionalista del sistema educativo, coadiuvato sul piano registico dal cineasta americano David Borenstein. L’operazione si dipana attraverso un fluire di immagini fredde e memoriali, come fossero già fantasmi del passato nel momento stesso in cui vengono filmate, affiancate a immagini d’archivio con l’inserimento di messaggi e reel riprodotti attraverso gli odierni strumenti di comunicazione informatica (smartphone, YouTube, Instagram).
Mai retorico ne pietista, il lavoro di Talankin e Borenstein riesce a coniugare la giusta distanza emotiva posta nei riguardi della bruciante materia che racconta, con il gusto per la sperimentazione sonora. Lo testimonia la sequenza in cui viene registrato solamente l’audio del funerale di un soldato. Schermo nero e le urla strazianti della madre mentre chiama per nome il figlio deceduto. Una scelta imposta dalla clandestinità del girato, diventa efficace linguaggio espressivo.