Oggi Orson Welles – The One Man Band (1995) di Oja Kodar e Vassili Silovic rimane principalmente un memorandum d’epoca, ma quando il documentario uscì fu una sensazionale rivelazione. Non tanto per la qualità dell’assemblaggio dell’eterogeneo materiale, quanto per tutti i ritagli, le frattaglie, i lacerti e i frammenti degli ultimi film incompiuti o gli altri divertissement di Orson Welles, il più grande autore di cinema.

In questo viaggio nella memoria, realizzato per fugare alcune dicerie che ritenevano Welles ormai non più operativo come regista,  Kodar, ultima compagna di vita e di arte di 'The Boy Wonder', apre la saracinesca di un magazzino e lo studio del cineasta, stipati di materiali rari e preziosi, mai visti prima. Pellicole, disegni e bozzetti scenografici che smentiscono la supposta indolenza del cineasta. Benché scacciato da Hollywood, malvisto anche dai produttori europei e sempre più impegnato a prender parte a film per lo più mediocri o finanche a partecipazioni pubblicitarie, Orson Welles continuava a portare avanti i propri progetti autoriali. Con i soldi guadagnati come attore, o con il generoso contributo di qualche produttore, lestamente girava qualche scena del nuovo film… che sperava di completare.

Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta aveva iniziato ben quattro film: The Deep, Il mercante di Venezia, The Other Side of the Wind e The Dreamers. Oltre al 'leggendario' Don Quixote. Di tutti questi progetti, visti per frammenti in The One Man Band, soltanto L’altra faccia del vento sarà portato a compimento postumo e presentato, fuori concorso, alla 74ª Mostra di Venezia.

Nella mole di found footage spuntano anche alcune curiose scene in cui Welles recita, in primo piano di fronte a uno sfondo blu, alcuni passi di Moby Dick, ulteriore progetto che avrebbe voluto portare sullo schermo. Mentre gli altri lacerti sono alcuni special televisivi, realizzati anch’essi in situazioni produttive di fortuna, in cui mostra il suo gusto per il travestimento e per l’istrionismo recitativo. D'altra parte fu lui stesso a definirsi “uomo orchestra”, semplicemente perché poteva fare tutto da solo.

One Man Band è una panoramica su una carriera in discesa: da ragazzo prodigio, a cui tutto fu concesso, a corpulento cineasta che deve persino battere il ciak da solo per dare l’avvio a una scena, o usare gli esterni o gli interni della propria casa per comprimere al massimo le spese di un film. Ciò conferma non tanto un fallimento dell’autore, quanto la sua caparbietà nel voler realizzare film. In una scena di Ed Wood (1994) di Tim Burton il disgraziato regista Edward D. Wood Jr. (Johnny Depp), prostrato dai problemi di portare avanti un film, entra in un bar e a un tavolo scorge Orson Welles (Vincent D’Onofrio), anche lui afflitto da beghe produttive. Welles gli consiglia: “Ed, per difendere l’immaginativa bisogna combattere. Perché spendere una vita a realizzare i sogni di qualcun altro?”. Sebbene messo in un angolo, Welles non ha mai smesso di sognare e lottare.

In questo senso Orson Welles - The One Man Band è stato il primo vero contributo alla scoperta della fase terminale e sconosciuta della carriera di Welles, così come la  riedizione nel 1993 del documentario giovanile È tutto vero, ha gettato nuova luce sui primi passi di un regista leggendario.