L’agente segreto conferma la lucidità e la peculiarità stilistica e tematica fin qui tracciata dal regista pernambucano, uno degli autori di punta della Pós-retomada brasiliana,. Uno stratificato tassello tanto cinematografico quanto storico in cui convergono vari aspetti che permeano la filmografia di Mendonça Filho e del Brasile. Memoria, personaggi resistenti, unione, trasformazioni, prevaricazioni e sempre una potente colonna sonora che accompagna ogni film. Per avere un quadro più adeguato, ecco un prontuario alfabetico.
Agente segreto, L’. O agente secreto (2025) è il settimo lungometraggio del regista pernambucano. Al 78º Festival di Cannes Mendonça Filho ha vinto il Prix de la mise in scène e Wagner Moura il Prix d’interprétation masculine, oltre il Premio Fipresci come miglior film. È candidato agli Oscar nelle categorie: Miglior film, Miglior attore protagonista, Miglior film internazionale e Miglior casting. Un dramma, dai contorni gialli, ambientato nel 1977 a Recife, in piena dittatura militare. Un ampio affresco su un passato scomparso (l’urbanistica di quel tempo) ma non del tutto svanito (la precarietà politica). In un certo qual modo è uno sviluppo di Retratos fantasmas, infatti nel film si trovano – ricreati – luoghi e personaggi presenti nel documentario, come ad esempio il proiezionista Alexander, ricalcato su un vero proiezionista che il regista conobbe e fu al centro del suo cortometraggio Homem de projeção (1992).
Aquarius. Il vero inizio del film potrebbe essere una scena post-produzione, ovvero quando la pellicola fu presentata al 69º Festival di Cannes e il cast, durante la sessione di foto sul Red Carpet, esibiva cartelli contro il golpe nei confronti di Dilma Rouseff. Aquarius (2015), incentrato sulla coriacea e non corruttibile Clara, è un film sulla resistenza, sulla memoria. La gentrificazione di un quartiere di Recife, spacciata dai costruttori per riqualificazione, è semplicemente una speculazione, un golpe capitalistico per cancellare la storia e cacciare gli “indigeni” per dare spazio a ricchi e/o turisti. Una forma di dittatura a cui la protagonista si ribella, benché sia rimasta sola. Il Brasile è allo sfascio, come ben esemplifica la scena dell’archivio in cui i faldoni sono soltanto un incasinato cumulo di masserizia.
Bacurau. Co-diretto assieme a Juliano Dornelles, il film ha vinto il Premio della Giuria al 72º Festival di Cannes. Bacurau (2019) è ambientato in un prossimo futuro distopico, in cui una rurale cittadina, sita nell’incontaminata selva di Pernambuco, subisce un tentativo di attacco. Una War Game Zone (s)venduta da un politicante corrotto a turisti stranieri. Film di contaminazione di generi, tra “neorealismo” (il Brasile rurale e folklorico), “fantascienza” (lo svolgimento nel futuro e l’avanzata tecnologia straniera), action all’americana (la sanguinosa resa dei conti finale) e western (le armi e l’ambientazione), in cui aleggia lo spirito goliardico e incisivo del Glauber Rocha Antonio das mortes (O Dragão da Maldade contra o Santo Guerreiro, 1969). Per inciso, un prossimo futuro distopico Mendonça Filho lo aveva già usato nel mockumentary breve Recife frio (2009), nel quale immaginava un drastico cambio climatico che cambiava aspetti sociali e urbanistici della capitale di Pernambuco. Il regista ha girato anche un esteso backstage del film, intitolato Bacurau no mapa (2019), nel quale svela come è stato realizzato il film, animato dalla partecipazione di tutto il cast.
Critico. È il primo lungometraggio di Mendonça Filho, realizzato nel 2008. Un documentario composto da interviste realizzate nell’arco di otto anni a ben settanta professionisti internazionali, critici o cineasti. L’autore, ancora critico cinematografico ma in parallelo già regista di cortometraggi, l’interroga per comprendere la loro posizione critica sul cinema, tra farlo e vederlo.
Dittatura. La storia del Brasile è stata un avvicendarsi di prevaricazioni. Utile in questo caso il cartoon Rio 2096 – Una d’amore e furia (Uma história de amor e fúria, 2013) di Luiz Bolognesi, che riassume, in quattro tappe storiche, le dittature che hanno martoriato il Brasile. La violenta invasione dei conquistadores, la schiavitù dei latifondisti, la dittatura militare e, infine, un ipotetico futuro alla Blade Runner. Il regime dei Gorillas, o Quinta Repubblica del Brasile, durò dal 1º aprile 1964 al 15 marzo 1985. Un golpe militare, foraggiato anche dagli Stati Uniti nel contesto della Guerra fredda, che per un ventennio fu devastante, con più di 8000 vittime e persone scomparse. Violenza, corruzione e censura che hanno leso anche la cinematografia brasiliana, al suo apogeo con il Cinema Novo. Diversi autori hanno lasciato il neorealismo e optato per un cinema allegorico, che rappresentasse e criticasse comunque la cupa situazione politica del Paese. Sorse, a causa di scarsi budget, l’Údigrudi, ovvero il cinema Underground, anche chiamato Cinema Marginal o Cinema do Lixo (spazzatura). Esplose poi negli anni 70 la pornochanchada, genere che univa l’erotismo con la commedia, di cui Sonia Braga fu una delle star. Nel cinema di Kleber Mendonça Filho c’è sempre un’attenta riflessione sulla dittatura. Se ne L’agente segreto, attraverso una narrazione “spettacolare”, si rievoca nel dettaglio il regime dei Gorillas (violenza, corruzione e censura), ne Il suono intorno e in Aquarius si ravvisa la tensione che quegli spettri del passato, mutati, possano tornare o con la militarizzazione della città – per una supposta sicurezza – oppure con speculazioni edilizie. Mentre in Bacurau in un prossimo futuro il Brasile potrebbe essere di nuovo terra di conquista e di eccidio degli indigeni.
Emilie Lescaux. Nata a Bordeaux il 12 settembre 1979, si è laureata in Scienze politiche all’Institut d'études politiques de Bordeaux. Si è poi trasferita in Brasile nel 2002 per lavorare presso il consolato francese. Sposata con Kleber Mendonça Filho, ha fondato assieme a lui la CinemaScópio a Pernambuco, che ha prodotto anche film di Nara Normade e Tião, Tiago Melo, Leonardo Lacca e Nele Wohlatz. Ho co-diretto, insieme a suo marito, il cortometraggio Jogo Sem Gandula (2007), realizzato con una videocamera digitale e incentrato sul vicinato di casa. Molte immagini sono confluite in Retratos fantasmas.
Film falado. Le opere di Kleber Mendonça Filho non sono soltanto di forte impatto visivo, ma anche – e soprattutto – film parlati. Battute, asserzioni, riflessioni, confessioni e slogan arricchiscono le immagini. Gridate o a fil di sospiro, le parole sono suggelli di un’emozione, uno stato d’animo o di un’amara situazione storica. Dopotutto, l’oralità è stata la prima forma di comunicazione per tramandare la storia umana. In Retratos fantasmas il regista inserisce lo stralcio di un vecchio filmato realizzato da Globo Tv, ricevuto dopo l’avvenuta morte della madre, in cui Joselice Jucá è intervistata è intervistata sulla natura dell'investigazione sulla storia orale. La ricerca comincia da interviste agli individui, di ogni ceto ed etnia, cui segue la verifica di quanto raccolto. Nei film di Mendonça Filho gran parte della memoria è rievocata oralmente: Clara in Aquarius; Dominga che grida in Bacurau; Dona Sebastiana ne L’agente segreto che ricorda il suo soggiorno in Italia durante il fascismo. Lo stesso regista, con l’ausilio di un variegato flusso d’immagini, racconta e commenta la sua storia e quella di Recife in Retratos fantasmas. Lo stesso Critico, è totalmente un film falado, poiché il regista interroga vari professionisti del cinema.
Gramsciano. Nel cinema di Mendonça Filho, che unisce spettacolo e riflessione storico/politica, si possono rinvenire radici gramsciane. Secondo l’intellettuale comunista l'opera d'arte – indi il nascente cinema – dovrebbe essere nazional-popolare, per rispecchiare la realtà del popolo interpretandone le esigenze e il potenziale trasformativo. Film come specchio della realtà e come forma didattica per comprendere il presente o il passato (e prevenire un futuro cupo). Come si vede nei vecchi filmati che arricchiscono Retratos fantasmas, il cinema in Brasile è sempre stato di forte attrazione. Massa di persone che riempono le sale e poi fuori a discutere del film appena visto. Usualmente cinema estero, di disimpegno, come si può vedere ne L’agente segreto con le proiezioni de Il presagio (The Omen, 1976) di Richard Donner o Lo squalo (Jaws, 1975) o il prossimamente di Come si distrugge la reputazione del più grande agente segreto del mondo (Le magnifique, 1973) di Philippe de Broca e con Jean-Pierre Belmondo. I film di Kleber Mendonçha Filho hanno un ottimo seguito in patria, come attestano gli ottimi incassi de L’agente segreto o come lo furono Aquarius e Bacurau. Il regista ha trovato la giusta misura per usare i film come mezzo di comunicazione transgenerazionale, transculturale e interclassista per rappresentare la propria patria senza perdere l’allure cinematografico.
Hard. In Aquarius c’è una scena pornografica, simile a quella di Canicola (Hundstage, 2001) di Ulrich Seidl. In un appartamento vuoto dell’edificio in cui vive Clara si sta girando un’orgia. Detta scena fa venire voglia alla protagonista di fare sesso, ragione per cui contatta un giovane gigolò. Faranno sesso appassionato. Ardente è anche la copula tra la giovane zia Lucia (Joana Gatis) suo marito, rievocata, con colori flou, dall’ormai anziana Lucia (Thaia Perez). In ogni film di Mendonça Filho c’è una preponderante sessualità carnale. Corpi nudi – femminili e maschili – e gioiose copule. Ne Il suono intorno le tre protagoniste vivono il sesso in maniera distinta. Sofia (Irma Brown) in modo solare e libertario con il suo compagno. Bia (Maeve Jinkings), ragazza solitaria, con nevrosi: si masturba sotto la doccia oppure vedendo il vorticante movimento della lavatrice. La giovane Luciene (Clebia Sousa) con ardore. In Bacurau il sesso è forma selvaggia, necessaria. Il giorno dopo che Teresa (Bárbara Cohen) è tornata nella cittadina, accetta subito di fare sesso con Pacote (Thomás Aquino). Come ugualmente salvifico e segno di vitalità l’ardore istantaneo che sorge tra Marcelo e Claudia ne L’agente segreto.
Internazionale. I film Mendonça Filho sono radicati nella Storia e nel folklore del Brasile, in particolare Pernambuco e la sua capitale. Ma le vicende narrate, anche quelle dei primitivi cortometraggi, sono fruibili da ogni platea del mondo. Prevaricazioni, brutali trasformazioni urbane, impari relazioni interclassiste e cancellazioni della memoria storica sono temi che molte popolazioni (spettatori) hanno patito. Bacurau, come già fece Glauber Rocha con Il leone a sette teste (Der Leone Have Sept Cabeças, 1970), rispecchia la situazione di molti Paesi del Terzo Mondo. L’affresco L’agente segreto potrebbe benissimo essere anche una storia ambientata in Argentina durante il Processo di riorganizzazione nazionale (1976-1983). Aquarius diviene esempio di tutte quelle città, anche europee, in cui si porta avanti una falcidiante speculazione edilizia che cancella storia e memoria urbana per trasformare centri abitati in asettici spazi tutti uguali. L’inquietante controllo militare di una città, come si vede ne Il suono intorno, si potrebbe ravvisare in qualsiasi altra, quando un governo decide di creare lo spettro del nemico.
Janela International de Cinema do Recife. Festival fondato nel 2008 e diretto dal regista e da sua moglie Emilie Lesclaux. Letteralmente: Finestra Internazionale del Cinema di Recife. La kermesse propone un assortito programma competitivo di cortometraggi nazionali e internazionali di ogni genere. Ci sono anche retrospettive, dibattiti e workshops. Il tutto si svolge nei Cinema São Luiz e nel Cinema da Fundação Joaquim Nabuco. Un amore verso il cinema ma anche una fondante proposta culturale per Recife, per non far perdere la memoria cinefila.
Kleber Mendonça Filho. Nato a Recife il 3 novembre 1968. Ha vissuto per cinque anni, durante gli anni Ottanta, in Inghilterra, nell’Essex, perché sua madre Joselice Jucá stava svolgendo il suo dottorato di storia. Ha studiato all’università UFPE (Universidade Federal de Pernambuco) laureandosi in giornalismo. Esordisce professionalmente come critico cinematografico scrivendo per il Jornal do Commercio, il sito CinemaScópio, le riviste Continente e Cinética e per il quotidiano Folha de S.Paulo. Già nei suoi scritti critici prevale l’attenta analisi del linguaggio cinematografico e i legami con la cultura e la storia. Ha cominciato la carriera di cineasta a inizio anni 90, prima utilizzando il formato video, poi con il nuovo millennio è passato al digitale. Regista attivo anche politicamente – in prima linea nel 2016 contro il Golpe di stato contro Dilma Rouseff – dal 2021 è affiliato al PT (Partido dos Trabalhadores). La sua filmografia registica consta, al momento, di: 13 cortometraggi; 7 lungometraggi; 2 serie televisive.
Libertà. Benché nel Brasile la schiavitù sia stata abolita dal 13 maggio 1888, la dittatura militare sia durata vent’anni (1964-1985) e dal 2006 il Paese faccia parte del gruppo BRICS, c’è ancora moltissima disparità economica e classista. L’elezione di Lula (2003-2011) ha portato dei primi importanti benefici con il Welfare, seguiti poi da Dilma Rousseff (2011-2016), ma l’improvviso rincaro dei biglietti per i glorificanti Mondiali di calcio e le successive Olimpiadi, oltre al golpe nei confronti della Rousseff e all’elezione dell’ex militare Bolsonaro, confermano come la nazione sia ancora debole, facilmente permeabile alla corruzione e ai complotti politici, minando facilmente la libertà del Paese e di ogni singolo individuo, in particolare quelli dei ceti più poveri. Diverse favelas si sono ingrandite e un piano economico paritario, che coprisse anche il nord, non è ancora stato compiuto. Il futuro prossimo, come è espresso in Bacurau, potrebbe riservare un’altra necessaria resistenza contro il nemico, per non perdere la propria libertà.
Memoria. È un tema fondante nel cinema di Kleber Mendonça Filho. Sin dal primissimo corto Travelling. In quell’acerba opera il regista film la città di Recife, immortalando il presente che contiene un passato che sta scomparendo (i cinema chiusi e fatiscenti). Nell’ultimo L’agente segreto la memoria diventa stratificata. Storica, con la descrizione di Recife (sineddoche dell’intero Brasile) durante dittatura militare. Personale, con Marcelo che rilascia la testimonianza del perché deve fuggire dal Brasile. Reminiscenza, con Dona Sebastiana che rievoca il suo passato in Italia. Memoria evocata anche all’inizio de Il suono intorno tramite l’utilizzo di foto della vecchia Recife. In Aquarius con l’incipit spensierato ambientato nel 1980 o con delle foto in bianco e nero fissate in un locale. O, summa della memoria, Retratos fantasmas, un appassionato iter storico descrittivo della città di Recife, ricca di ricordi personali. Mentre in Bacurau, con la morte dell’anziana matrona Carmelita, scompare un grande pezzo di memoria storica. Però la storia del Brasile – e della propria formazione culturale – si concretizza anche in maniera goliardica con Lixo nos canais (1995), cortometraggio co-diretto assieme José Alfonso Jr. Un frullato di tutta la pubblicità (spazzatura) che primeggiava in Tv, creando falsi bisogni – capitalisti – al popolo, ben raffigurati nel corto Eletrodoméstica (2005).
Não sou conduzido, conduzo. Traduzione portoghese di “Non ducor, duco”, locuzione latina che significa “Non sono condotto, conduco”. Il lemma latino si trova nel simbolo della città di São Paulo, per evidenziare l’indipendenza. Ma questa locuzione è ben appropriata per i personaggi dei film di Mendonça Filho. Sono guerriglieri, che lottano per la libertà propria e dei loro simili. In Aquarius Clara è l’ultima residente/resistente del suo condominio. In Bacurau i cittadini imbracciano le armi per difendersi, ma anche proteggere la loro cittadina e la loro storia. Ne L’agente segreto Marcelo – e la moglie Fátima – non accettano le condizioni mafiose di Henrique Ghirotti.
Os dois Brasis. È il titolo del saggio di Jacques Lambert pubblicato nel 1867. Un testo fondamentale – e ancora attuale – per comprendere le disparità (culturali, industriali ed economiche) del grande Brasile, divisibile in due distinte parti: il ricco sud e il povero nord. Gli investimenti governativi ed esteri sono riversati maggiormente nel sud, nelle metropoli capitaliste come Rio de Janeiro, São Paulo, Brasilia o Porto Alegre. Mentre il nord, tranne qualche rara eccezione (Recife) è ancora ampiamente indigente. Questa differenza è lampante in Bacurau, quando i due motociclisti, di carnagione bianca quindi marcatamente di origini europee, dichiarano la loro provenienza dal sud del Brasile. Distinzioni etniche anche ne L’agente segreto, con il bianco Henrique Ghirotti, anch’esso proveniente dal sud.
Pernambuco. È uno dei 47 Stati federativi del Brasile, ed è sito a nord est dello stato. È una striscia di territorio di circa 98.067,881 km quadrati, composta da 21 regioni, 184 municipi e la capitale è Recife. La ricchezza di questo Stato è sempre stata la coltivazione della canna da zucchero, che ha trasformato rapidamente la città in terra di conquista di latifondisti stranieri e un importante polo industriale (anche per lo sbocco sull’oceano Atlantico). Kleber Mendonça Filho in tutte le sue opere ha omaggiato la sua terra di origine. In forma nostalgica nei cortometraggi Travelling (1991), Homem de Projeção, Lixo nos canais, Noite de Sexta, Manhã de Sábado (2007), o in maniera più profonda nei lungometraggi: ne Il suono intorno, in Aquarius e L’agente segreto e nella summa memorialistica Retratos fantasmas. Mentre l’incorrotta e selvaggia natura di Permamabuco è ben visibile in Bacurau.
Quentin Tarantino. Ci sono delle affinità con il regista di Knoxville, anche se sono due autori differenti. I nessi sono nella rielaborazione dei generi (più spiccata in Tarantino); nella cinefilia (uso della musica estrapolata da Cult Movies e/o inserimento di scene di film); nel cambio di genere da opera a opera; e nella passione cinematografica che si esprime oltre la realizzazione di un film: in Mendonça Filho con la creazione e direzione della Janela International de Cinema do Recife, in Tarantino con la gestione del New Beverly Cinema.
Retratos fantasmas. Realizzato nel 2023, è il terzo documentario del regista. Un’opera pervasa di saudade composta da Found Footage e materiale proveniente dalle precedenti opere del regista (spezzoni di film, cortometraggi, vhs e filmini amatoriali). È un affettuoso e nostalgico omaggio a Recife ma al contempo una dolente riflessione su come la città sia totalmente cambiata. Strutturato in tre parti, due di esse sono dedicate alla scomparsa di molte sale cinematografiche, luoghi fondamentali per la crescita cinefila di Kleber Mendonça Filho. Luoghi di aggregazione, di amori furtivi, di allontanamento dalla dittatura militare esterna. Un approccio storico-didattico che approfondisce il discorso rabbioso espresso nei precedenti Il suono intorno e in Aquarius.
Soundtrack. Una delle peculiarità dei film del regista è la colonna sonora, sin dal suo primissimo cortometraggio Travelling. Musica eterogenea – diegetica e/o extradiegetica – con brani brasiliani (cantautoriali, pop e/o rock) o stranieri. Le canzoni sono scelte usualmente in funzione filologica, inerenti al periodo storico narrato; altre volte per rappresentare, attraverso il sound e/o i testi, lo stato d’animo dei personaggi. Condivise nei film ma anche su Spotify, poiché sono state create delle Ost digitali con i brani. Nella variegata scelta musicale sorprende la presenza di alcuni brani dei Queen di fine anni Settanta, certamente legati alla prima adolescenza di Mendonça Filho e, soprattutto, perché la band inglese fu molto popolare in Brasile (al concerto Rock in Rio ci furono oltre 325.000 spettatori). Della band compaiono le seguenti canzoni, in forma diegetica: Crazy Little Thing Called Love ne Il suono intorno (Bia l’ascolta tramite smartphone); Another One Bites Dust in Aquarius (la giovane Clara mette la cassetta nel mangianastri della macchina), e nel medesimo film Fat Bottomed Girl (Clara mette sul giradischi il vinile A Day at the Race). In Travelling, tra la variegata carrellata di brani proposti, spunta anche un frammento della hit eighties Girls Just Want To Have Fun di Cindy Lauper, che esprime il tipico sound edonistico e scacciapensieri degli anni Ottanta. Suono suadente che riappare, con un uso ironico, in Bacurau nella scena in cui Dominga attrae Michael (Udo Kier), mettendo in sottofondo True degli Spandau Ballet. Nel medesimo film c’è poi l’inserimento cinefilo dell’angoscioso pezzo Night composto da John Carpenter, estrapolato da La cosa (The Thing, 1982). Tocco cinefilo presente anche ne L’agente segreto con l’utilizzo della sessantottina Guerra e pace, pollo e brace di Ennio Morricone, leitmotiv prelevato da Grazie zia (1968) di Salvatore Samperi. Mentre canzone americana e diegetica (trasmessa da un’emittente radio che Marcelo ascolta mentre è in auto in direzione di Recife) è la super hit americana del 1976 If You Leave Me Now dei Chicago.
Suono intorno Il. O som ao redor (2012) è il primo lungometraggio di finzione di Mendonça Filho. Sono già ravvisabili le tematiche e lo stile del regista. Un’opera geometrica nella costruzione visiva, sostenuta dal suono (silenzi, rumori e musica) e dall’uso dello spazio urbano di Recife. Un dramma con suspense nel quale i vari personaggi, tra conflitti interiori e interpersonali, sono in perenne tensione emotiva. Il suono intorno inizia con un omaggio alla Recife del passato ormai scomparsa e una raggelante riflessione sul presente del Brasile. Spettri del passato che potrebbero tornare, come attesta la cupa e violenta presidenza di Jair Bolsonaro (2019-2023).
Trasformazioni. I film di Kleber Mendonça Filho sono riflessioni critiche e amareggiate sulle trasformazioni che Recife ha subito nel corso delle decadi. Città sineddoche dell’intero Brasile. Retratos fantasmas è una dolente e nostalgica rassegna di come la capitale di Pernambuco urbanisticamente sia cambiata. In particolare, la cessazione dell’attività di molte sale cinematografiche, ormai ruderi abbandonati oppure trasformati in chiese. Ne L’agente segreto l’ultima scena mostra come al posto del maestoso cinema ci sia una rinomata clinica. In Aquarius la speculazione edilizia vuole radere al suolo un intero quartiere per sostituirlo con edifici più accattivanti. Mentre in Bacarau la politica vuole trasformare la piccola cittadina in un luogo per War Games turistici.
Unione. Il cinema di Mendonça Filho, anche se incentrato su un solo personaggio come ad esempio Aquarius o L’agente segreto, diviene corale. Alla storia del protagonista si affiancano quelle di altri personaggi. Gruppi di persone che si uniscono per lottare insieme. Ciò è ben visibile in Bacurau, nel quale i cittadini si associano per creare una resistenza e difendere il proprio territorio. Anche ne L’agente segreto si crea un’aggregazione umana, per aiutarsi vicendevolmente. L’unione affettiva e collaborativa tra Marcelo e i genitori della sua ex moglie Fátima, o meglio ancora il condominio di Dona Sebastiana (Tânia Maria), luogo sicuro di rifugiati. Fulgido esempio di condivisione è la scena in cui i condomini sono riuniti nel salone dell’anziana padrona, raccontandosi vicendevolmente il loro vissuto. Il brindisi dedicato da Dona Sebastiana a ogni singolo astante suggella questa pietas leopardiana di solidarietà.
Visionario. Cinema adeso alla realtà, del passato, del presente o del futuro, ma anche con improvvisi guizzi visionari. Il fantasioso e ironico inciso della gamba assassina ne L’agente segreto; le bare sparse per la strada sterrata, il drone a forma di Ufo oppure la visione dello spettro della matriarca Carmelita che appare a Michael in Bacurau; la leggiadra e flou visione della giovinezza di zia Lucia in Aquarius; la narrazione alla maniera di La jetée (1962) di Chris Marker per Vinil verde (2004) o la distopia in Recife frio (2009).
Woman. È un cinema di figure femminili forti, che lottano per la libertà sociale e per il loro genere. Clara (Sônia Braga) è una coriacea donna che combatte per non far cancellare la memoria. Ancora piacente sebbene il suo corpo sia marcato da una grossa cicatrice: il seno reciso è vero, causa tumore al seno. Ugualmente combattiva è Teresa (Bárbara Cohen) che torna nel suo paese di origine e si unisce alla lotta. E Domingas (Sônia Braga) che non ha paura di gridare la verità sui medicinali. Ne L’agente segreto c’è uno stuolo di figure femminile combattive: Dona Sebastiana che non ha paura a ospitare nel proprio condominio dei rifugiati. Agguerrita è anche la moglie di Armando, Fátima (Alice Carvalho), che non ha paura nel gridare in faccia a Ghirotti il suo schifo per quello che rappresenta.
X È un cinema Extra-Large quello di Kleber Mendonça Filho. XL come sinonimo di Bigger than Life, con storie quotidiane di persone comuni (del passato, del presente o del futuro) ma narrate con epicità, intensità, colori accessi. Extra-Large per la durata ma soprattutto per la stratificazione di immagini e racconto, come attesta L’agente segreto.
Ybris. Trascrizione errata del greco antico Hybris, che indica quell’arroganza che conduce l’uomo a credere di essere superiore, di poter decidere anche sulle vite altrui. I dittatori sono pervasi di Hybris, in particolare nell’accezione errata della trascrizione, che rimanda alla loro inettitudine. Mediocri personaggi che si auto-issano al potere. In Bacurau tracotanti lo sono tanto il vanesio e idiota sindaco quanto il violento tedesco Michael. Ne L’agente segreto Henrique Ghirotti e suo figlio hanno la tipica supponenza capitalista, ma anche i due assassini mercenari si sentono invincibili come ugualmente – e soprattutto – il capo della polizia, super corrotto e piccolo dittatore che si fa scudo della sua divisa.
Zoomers. Locuzione di nuovo conio per identificare quella generazione post Millenials nata tra la fine del 1990 e il biennio 2010-2012 e cresciuta nel pieno della diffusione di internet e delle altre tecnologie digitali. Gran parte di questa generazione usa questa nuovissima e rapida forma di comunicazione per informare su temi sociali del loro Paese o di quanto accade nel mondo. Durante le proteste del 2013, per il rincaro dei biglietti dei mezzi pubblici per finanziare Mondiali di calcio e Olimpiadi, nacquero i Midianinja, una rete sociale composta prevalentemente di giovani che informavano, tramite video o audio poi condivisi rapidamente sui social, su quanto stava accadendo per le strade del Brasile. Una forma di comunicazione battagliera, di resistenza per non soccombere a nuove dittature e per tramandare le informazioni. Fulgido esempio cinematografico la giovane Jessica (Camila Márdila) in Era mia figlia! (Que hora ela vola?, 2015) di Anna Muylaert. In L’agente segreto una zoomers è Flavia (Laura Lufési), ricercatrice universitaria che s’interessa di una sconosciuta vicenda passata e cerca – con tutta la sua vigorosa curiosità di conoscere – di comprendere e divulgarla. Più combattiva Teresa (Bárbara Colen) in Bacurau. Torna nel paesello di origine portando medicinali e imbracciando la lotta armata per difendere la propria piccola patria. Il cinema di Mendonça Filho usa la tecnologia cinematografia odierna per raccontare storie di lotta, di resistenza e memoria. Tramandare per non dimenticare.