Come asseriva Italo Calvino nei suoi articoli dedicati alla settima arte, il cinema americano d’anteguerra, con il suo catalogo di dive, era ancora un cinema dal carattere meraviglioso, dotato naturalmente di una distanza siderale dal pubblico: i film erano strani fiori d’una pianta spuria e contaminata, con radici che vengono dal circo equestre, dal castello dei misteri, dalle cartoline al bromo, dai tabelloni dei cantastorie, dai melodrammi d’appendice.
Chi non può sottrarsi ad una adolescente infatuazione per quel cinema e all’auratica malia delle dive che incarnano il mito luminoso del firmamento hollywoodiano, il più icastico sistema di stelle, con la sua paradigmatica serie di coppie attrice -regista, potrà godersi Queen Kelly (1929) presentato alla 82sima edizione della Mostra del Cinema di Venezia nella sezione classici, con una nuova colonna sonora originale di Eli Denson eseguita dal Syntax Ensemble, in una versione restaurata con materiali ritrovati da Dennis Doros (Milestone Film & Video), che nel 1985 aveva già realizzato una prima ricostruzione del film.
Film muto, capolavoro incompiuto del visionario regista (Femmine folli, Rapacità-Greed) e attore (La grande illusione, Viale del tramonto) Erich von Stroheim, fu prodotto e interpretato dalla diva più affascinante dell’epoca, Gloria Swanson e coprodotto da Joseph P. Kennedy.
Si narra una favola di redenzione ambientata a Kronberg, la capitale di un immaginario regno mitteleuropeo dove un principe libertino e donnaiolo, in procinto di contrarre un matrimonio senza amore con una regina folle, si innamora di un'orfana del convento, Patricia Kelly. Al termine di una storia di dissolutezza e decadenza con una parentesi africana, l'amore regnerà sovrano.
Queen Kelly, nella versione estesa del 2025 di 106 minuti, è stato ricostruito filologicamente da Doros secondo la sceneggiatura originale di un film che non ha mai visto la luce nella sua interezza, perché il progetto di von Stroheim fu interrotto dai produttori a metà lavorazione a causa di scontri sul contenuto e sulle riprese, mentre a Hollywood già s’intravedeva la scure autocensoria del codice Hays, ponendo così fine alla carriera hollywoodiana del regista.
Inoltre, la decisione di sospendere la produzione del film da parte di Swanson e Kennedy, fu anche una conseguenza della presentazione da parte della Warner Bros. di una nuova invenzione, il Vitaphone, nell'agosto del 1926, e della successiva uscita di The Jazz Singer (1927), il primo film sonoro che rivoluzionò il mondo del cinema facendolo entrare in una nuova era.
Una versione ridotta di Queen Kelly che comprendeva solo la prima parte del film, con un finale diverso voluto dalla Swanson per depurare il film da personaggi e ambientazioni ambigue e immorali tipici di von Stroheim fu proiettata per la prima volta in alcuni paesi, come l’Argentina nel 1932, mentre l’intera parabola del film e dei suoi protagonisti (attrice e regista) in qualche modo confluì come purissimo materiale meta filmico nel capolavoro di Billy Wilder Viale del tramonto dove l’attrice interpreta la star del cinema muto in declino Norma Desmond e von Stroheim fu ingaggiato per interpretare il maggiordomo di Norma, l'uomo che mantiene viva la sua fantasia di fama duratura.