Joe Carnahan, cineasta statunitense da sempre votato al thriller-action, rilancia l’affiatata coppia Damon-Affleck in un poliziesco notturno targato Netflix. La coppia d’oro della generazione X, consacrata da Will Hunting – Genio ribelle (diretto da Gus Van Sant ma scritto dai due, oltre che interpretato), ci aveva regalato l’ultima prova insieme nel 2023 con Air – La storia del grande salto (dedicato alle scarpe Air Jordan).
Mettendo insieme tutti i pezzi della loro filmografia (compresi i film diretti da Kevin Smith e soprattutto Dogma) si evince che l’accoppiata Damon-Affleck ha rappresentato un punto fermo per la Gen X, anche quando i film non sono girati negli anni Novanta ma spesso si rivolgono ai prodotti di quella generazione e all’immaginario collettivo che la riguarda.
The Rip, dal sottotitolo italiano fuorviante (Soldi sporchi era un thriller innevato di Sam Raimi, nella titolazione italiana), è un action duro e puro che pone al centro il classico plot con traffico di droga, denaro sporco e poliziotti corrotti, il tutto condito con battute facili e alcune sequenze sanguinolente. Il punto nevralgico della storia si svolge durante la notte, con cromatismi fotografici che vanno dagli aranciati per le sequenze girate in interni, ai bluastri per quelle girate in esterni e un martellante contrappunto sonoro in grado di lavorare discretamente sulla suspense.
Joe Carnahan, pur ambientando la vicenda in una Miami contemporanea, sembra voler evocare i codici stilistici del poliziesco anni Novanta in stile Ridley Scott. L’atmosfera compressa all’interno dell’appartamento che contiene il denaro, sottolineata da vibranti effetti sonori atti a trasmettere tensione e il finale sulla spiaggia mentre sta albeggiando, con i due protagonisti che guardano con divertita tenerezza una bambina fare il bagno, sono elementi tipicamente scottiani.
Damon e Affleck sono nuovamente inseriti in un contesto, che seppur indirettamente, rimanda al mood filmico di quella generazione. Ovviamente sono lampi, bagliori che si accendono d’improvviso all’interno di un prodotto fatto su misura per la piattaforma. Carnahan conosce bene le regole del gioco e dirige egregiamente l’operazione che però non pare troppo ispirata dal punto di vista della scrittura. Alcuni twist narrativi sono funzionali anche se un po' telefonati e i personaggi di contorno risultano talvolta abbozzati, puntando tutto sull’appeal divistico della coppia.
Il titolo originale The Rip sta a significare sia l’acronimo Rest In Peace (Riposa In Pace), che inserisce immediatamente la vicenda in un contesto dove il pericolo di morte è sempre in agguato (a partire dall’omicidio che apre la storia), ma anche rip come strappo, lacerazione. In questo caso a rischiare di lacerarsi sono i rapporti tra il luogotenente Dumars (Damon) e il sergente Byrne (Affleck) in un gioco di sospetti reciproci, per poi sciogliersi nel classico happy ending con pacche sulle spalle.
Dumars/Damon afferma di essere stanco di fare il poliziotto, vedendosi sempre più costretto a fare i conti con il tempo che passa. Riflessione filosofica un po' spicciola, ma se ci si accontenta del puro e semplice intrattenimento, è un veicolo che funziona discretamente.