Era l’evento più atteso per migliaia di cinefili accorsi al Cinema Ritrovato. Rapsodia Satanica di Nino Oxilia finalmente restaurato e presentato nella cornice più bella: il Teatro Comunale di Bologna. Dopo il successo di Cabiria (1914) dello scorso anno questo splendido esperimento è stato riproposto con un altro grande classico del cinema italiano. Ancora una volta è stato Timothy Brock  ad adattare le musiche e dirigere l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Il Maestro Brock ha preso mano alla musica originale di Pietro Mascagni, studiandola in funzione del film per evitare i delittuosi tagli alla partitura che erano stati spesso effettuati per far sì che la musica si adattasse al film. Importantissimo è stato anche l’aiuto del Comitato Pietro Mascagni, rappresentato ieri sera dalla nipote dell’artista, che ha fornito utilissime documentazioni come l’epistolario che ha chiarito alcuni particolari riguardanti la partitura. Perché soffermarsi tanto sulla musica? Perché Rapsodia Satanica non è un semplice film, ma un’opera completa, più vicina ad un balletto che quello che siamo abituati a vedere oggi. L’intento di Nino Oxilia, artista poliedrico, era quello di creare un’opera d’arte totale. Nel film “si condensano citazioni pittoriche che vanno dal simbolismo ai preraffaeliti, richiami letterari adducibili alla tradizione faustiana e al decadentismo di dannunziano, suggestioni architettoniche e scenografiche riprese dal liberty e dall’art noveau”. Una scoperta incredibile ha arricchito ulteriormente l’esperienza dello spettatore.

Negli anni ’90 è stata ritrovata presso la Cinémathèque Suisse una copia positiva imbibita, virata e colorata a mano. Gli splendidi colori hanno subito un lento processo di restauro culminato nella versione in 4K proiettata ieri, ottenuta grazie alle nuove tecnologie digitali. Lo splendido restauro è stato promosso dalla Fondaizone Cineteca di Bologna e la Cinémathèque Suisse. Un film tanto ambizioso come Rapsodia Satanica non poteva che avere un grande diva nel cast. Nel ruolo di protagonista Lyda Borelli, che dopo essersi affermata a teatro aveva fatto il grande esordio cinematografico con Ma l’amor mio non muore (1913) di Caserini (edito due anni fa in DVD dalla Cineteca di Bologna), dando una svolta allo stile di recitazione drammatico. Vedendosi tolta la voce, l’attrice aveva trovato nelle gestualità esasperate il modo di trasmettere l’emozioni del suo personaggio. Qui il compito è ancora più difficile perché deve interpretare due personaggi diametralmente opposti: un’anziana donna disillusa e una giovane spensierata desiderosa d’amore.

La storia del film è la seguente: la vecchia contessa Alba d’Oltrevita (Lyda Borelli) sogna una nuova giovinezza. Viene tentata da Mephisto (Ugo Bazzini) che le offre quanto chiede in cambio della rinuncia all’amore. La contessa accetta, senza sapere che presto l’amore busserà alla sua porta. Di lei si innamorano due fratelli Tristano (Andrea Habay) e Sergio (Giovanni Cini). Sergio minaccia di uccidersi se lei non risponderà al suo sentimento. Ma lei si è ormai innamorata del fratello. Nel corso di una scena altamente drammatica mentre tra Tristano e Alba nasce la passione, giunge inaspettato uno sparo, che segnala che Sergio ha effettivamente compiuto l’estremo gesto. Alba allora fugge da Tristano, ha paura del sentimento che l’attanaglia, teme di perdere la sua giovinezza appena riacquistata e si chiude nel palazzo. Mephisto continua a tentarla e così la contessa sceglie di sacrificarsi: darà la sua giovinezza per un attimo d’amore con Tristano. Ma ecco l’inganno di Mephisto, fingendosi il suo amato le toglie con un colpo la gioventù e la vita.

Al termine della proiezione posso dire che l’effetto di opera d’arte totale è stato raggiunto. Il pubblico ha applaudito per lunghi minuti lo splendido lavoro fatto per ridare vita a un esperimento tanto ambizioso. Il lavoro fatto è stato davvero ripagato: ieri sera cento anni sono sembrati un attimo.

Yann Esvan